L'Europa aspetta le mosse di Bce e BoE

L'indice resta invariato mentre i due istituti fanno il punto sulle misure anticrisi. Di M.Caprotti

Gli investitori europei sembrano essere col fiato sospeso. Non tanto per il risultato delle elezioni appena concluse i cui effetti, secondo gli economisti, dovrebbero essere irrilevanti rispetto all’andamento economico della regione. Quanto per l’atteggiamento attendista tenuto ultimamente dalle due maggiori banche centrali dell’area: la Bce e la Bank of England (BoE).Nell’ultimo mese (fino al 9 giugno e calcolato in euro) l’indice Msci Europe è rimasto praticamente invariato (-0,08). Nel frattempo i due istituti monetari non hanno offerto nuovi strumenti per portare la regione fuori dalla recessione. Sia la Banca centrale europea che la BoE nella loro ultima riunione hanno tenuto fermi i tassi di interesse rispettivamente all’1% e allo 0,5%. Entrambe hanno lasciato inalterati i programmi di acquisto di obbligazioni corporate dalle banche. “Si tratta di una classica situazione di stallo durante la quale i due istituti stanno studiando l’impatto delle misure che sono state adottate fino ad ora”, spiega una nota di Morningstar. A questo punto, dicono gli economisti, per vedere eventuali nuove manovre sul costo del denaro, bisognerà aspettare settembre quando le due autorità monetarie avranno le idee un po’ più chiare.Più complessa è la questione dell’acquisto di obbligazioni corporate. Alcuni Paesi come Spagna e Irlanda (i più colpiti fino ad ora dalla crisi internazionale) stanno spingendo affinché il programma venga esteso anche ai titoli governativi. L’idea non piace però a Germania, Austria e Olanda secondo cui la Bce si è già spinta troppo in là nel tentativo di seguire la Federal Reserve rinunciando, dicono, alla sua indipendenza. Dal fronte dei dati macro dei singoli Paesi, nel frattempo, arrivano segnali contrastanti. In Spagna si sta registrando una ripresa della fiducia dei consumatori, mentre in Inghilterra c’è un aumento dei prezzi delle case. La Francia deve fare i conti con un deficit che quest’anno, secondo il ministro del Tesoro Eric Woerth, potrebbe raggiungere il 6,4% del Pil (Prodotto interno lordo). Un dato che il Paese non vedeva dal 1993 e superiore al 5,6% previsto a marzo.