Il rischio geo-strategico sull’Ucraina resta ancora alto, sebbene nei giorni scorsi il dialogo tra Russia, Europa e USA abbia scongiurato un’escalation militare. Resta il fatto che la Crimea è in mano alle truppe russe, gli USA schierano il lanciamissili USS Truxtun nel Mar Nero e il referendum per la secessione in programma il 16 marzo rischia di creare una spaccatura insanabile tra l’area russofila e l’area europeista del Paese, oltre al suo default tecnico.

La crisi ha finora rappresentato per il mercati azionari un’occasione di speculazione al ribasso sul rublo e sugli indici russi che sono crollati pesantemente. Il fatto però che l’oro e il petrolio non siano schizzati al rialzo - come solitamente fanno in simili occasioni - è ancora un buon segno, mentre le commodity che ne hanno beneficiato sono solo le granaglie tra cui il Corn su cui avevamo lanciato un “Long Buy” dieci giorni fa (figura 1).

Le materie prime stanno sviluppando segnali rialzisti interessanti, ancora limitati a granaglie (grazie alla crisi ucraina), soft commodity (caffè, zucchero), carni e… oro, ma ritorneranno presto nel mirino degli investitori quando si innescherà un nuovo processo inflattivo che si estenderà anche alle commodity energetiche e industriali, segnando il picco del ciclo rialzista dei mercati azionari occidentali iniziato nel 2009 e che in cinque anni di Bull Market ha visto solo due correzioni profonde (nel 2010 e nel 2011).

Intanto in Italia il governo Renzi sta lavorando a novità importanti in fatto di lavoro e di tassazione, mentre si rincorrono voci sull’ipotesi di una patrimoniale a sorpresa e sulla revisione delle aliquote sul capital gain. Secondo varie fonti giornalistiche il governo si vedrà costretto a varare una manovra straordinaria dopo la recente bocciatura arrivata dalla UE che cita: «l'aggiustamento del pareggio strutturale (di bilancio) nel 2014, così come lo si prevede attualmente, appare insufficiente, data la necessità di ridurre l'altissimo rapporto debito/PIL a un ritmo adeguato».