L'ottimismo non basta a generare la ripresa

La recessione s'avvita su se stessa. Uno studio mostra le analogie con la crisi degli anni '30. E poi occhio ai famosi "titoli tossici": sono ancora nascosti nelle pieghe dei bilanci. Di A.Tour

«L’ottimismo non basta a generare una ripresa globale». Questo titolo, del tutto azzeccato, del «Financial Times», è l’epitaffio sui tentativi messi in atto a partire dal vertice del G20 di inizio aprile a Londra di convincere che era prossima l’uscita dalla crisi.Lo sforzo delle autorità politiche e monetarie era confortato dal leggero miglioramento di alcuni dati economici. Questi, in realtà, mettevano in evidenza semplicemente due fenomeni: in primo luogo che l’economia non era più in caduta verticale e, secondariamente, che le imprese stavano ricostituendo le scorte ridotte al minimo nei mesi precedenti.In questi giorni la spugna è stata gettata dapprima dal vertice del G8 di Lecce, in cui i ministri dell’economia hanno ammesso che è ancora troppo presto per parlare di uscita dalla crisi, e poi dalla Banca centrale europea, la quale ha previsto che quest’anno e l’anno prossimo le banche dei Paesi di Eurolandia accuseranno 283 miliardi di dollari di perdite dovuti a prestiti in sofferenza a causa della pesante contrazione dell’economia.Queste perdite sono destinate ad aggiungersi a quelle dei titoli tossici che sono ancora nascosti nelle pieghe dei bilanci e che non sono stati finora denunciati. Di transenna, è utile ricordare che il Bafin, l’organo di sorveglianza del sistema bancario germanico, stima che le sole banche tedesche abbiano ancora da denunciare più di 1’000 miliardi di dollari di perdite.Se l’Europa candidamente riconosce i propri guai, al di là dell’Atlantico la situazione del sistema bancario è ancora peggiore, nonostante tutte le rassicurazioni della Federal Reserve e dell’amministrazione Obama.La situazione non potrebbe essere diversa. La crisi è stata determinata dall’esplosione dei debiti di famiglie ed imprese e dal collasso del sistema bancario, travolto dai meccanismi dell’ingegneria finanziaria che esso stesso aveva creato.