Lvmh Moët Hennessy Louis Vuitton scambia in rally di circa il 7% a Parigi, in una seduta comunque positiva per i mercati europei. A sostenere la performance del colosso francese del lusso, però, non sono dati macroeconomici o segnali incoraggianti sul fronte coronavirus. O, meglio, sono proprio segnali incoraggianti di un'uscita dalla crisi del Covid-19 ma che arrivano direttamente dai conti di Lvmh. Nel terzo trimestre 2020 le vendite del gruppo sono calate del 7% annuo a perimetro costante a 11,96 miliardi di euro. Performance negativa, certo, ma che segna un deciso miglioramento se si considera che da inizio 2020 alla fine di settembre la contrazione complessiva è stata del 21% annuo. Il dato relativo all'ultimo trimestre, oltre tutto, si confronta con il calo del 12% del consensus di Reuters.

Segnali incoraggianti trainano anche Hèrmes e Burberry

"I segnali incoraggianti di ripresa osservati a giugno per molte delle attività del gruppo sono stati confermati nel terzo trimestre in tutte le regioni, in particolare negli Stati Uniti e in Asia, che ancora una volta sono cresciute nel periodo", ha spiegato Lvmh, che certo ammette che permangono incertezze economiche e sanitarie e sottolinea che continuerà a esercitare cautela con controlli sui costi e investimenti selettivi. Prudenza è d'obbligo ma la crescita del 12% annuo registrata nel trimestre dalla divisione Fashion & Leather Goods (forte di brand come Christian Dior e Louis Vuitton) ha regalato speranza all'intero settore: le connazionali Kering (Gucci) ed Hermès International scambiano in rally tra il 3% e il 4% a Parigi e una crescita intorno al 3% la segna anche Burberry Group a Londra.

Sullo sfondo rimane la spinosa vicenda Tiffany

Sullo sfondo, intanto, per Lvhm resta la spinosa vicenda Tiffany & Co. In modo quasi surreale Reuters riportava giovedì che i francesi dovrebbero incassare senza problemi il via libera dalla Commissione europea all'acquisizione dello storico marchio di gioielleria newyorkese per 16,2 miliardi di dollari. Il deal, annunciato nel novembre dello scorso hanno, ha già ricevuto il benestare dei regolatori in Usa, Australia, Canada, Cina e Corea del Sud (Bruxelles dovrebbe pronunciarsi il 26 ottobre). Peccato che nel frattempo Lvmh e Tiffany siano finite in tribunale nel Delaware, dopo che i francesi avevano dichiarato di non essere in grado di completare l'acquisizione di Tiffany "così com'è", accusando il gruppo Usa di malagestione nel pieno dell'emergenza coronavirus.

(Raffaele Rovati)