Che il 2014 sarebbe stato un anno meno “facile” – almeno sulle borse – non ci voleva la sfera di cristallo a prevederlo. Le avvisaglie erano diverse e tali da sollevare da parte di quotati e attendibili analisti più di un ragionevole dubbio sulla sostenibilità e tenuta dei rendimenti sui principali listini.

Da qui a vedere un meno 5% in tre sedute ne corre. Ecco, la violenza della discesa di sicuro non era poi così preventivabile. Per certo anche molti gestori di fondi e investitori di non breve termine ne sono rimasti sorpresi: la prova l’abbiamo sui grafici a profili di mercato (i cosiddetti market profile, vedi sotto), che fanno vedere dove sono stati scambiati i maggiori volumi sui principali future azionari: Dax, Eurostoxx, Sp500.

Infatti, unico segno di relativo conforto, per chi ritiene che la discesa di settimana scorsa sia da ascriversi come pausa e non inversione, è l’osservazione che la distribuzione dei volumi, nella seduta di venerdì 25, è sulla parte mediana dei range stessi.

Ad esempio, il Dax ha molti volumi fra 9500 e 9420 e ha chiuso a 9350, Sp500 ne ha molti fra 1800 e 1810 (chiusura 1782), Eurostoxx fra 3070 e 3060 con chiusura 3012: forse un rimbalzo, in settimana, può starci.

Di sicuro c’è che tutti coloro che hanno continuato a chiamare e fornire segnali long (e fra i gestori di fondi, piuttosto che opinionisti sui principali mass media finanziari, ve ne sono) sono spariti. Sostituiti, come sempre accade in questi casi, da professionisti della catastrofe e anche, va sottolineato, da attenti osservatori delle dinamiche di mercato.

Noi, che ci sforziamo di stare in quest’ultima categoria, non possiamo considerare questo calo dei mercati azionari come un semplice raffreddore di stagione. Non lo è, e ce lo dicono i rilevanti volumi e frequenza di contrattazione sugli stessi, nonché la dinamica di questo ribasso: un vero e proprio risk off, con salita di bund/carta governativa pregiata, yen e oro.