Mascherine chirurgiche al lavoro. Forse non ce l’hanno raccontata tutta giusta. Perché a fronte della necessità di ordinare milioni di mascherine per garantire la sicurezza e la tutela della salute dei lavoratori alla ripresa delle attività, in questo senso ricerche sostengono che occorrano fino a 40 milioni di mascherine al giorno, spunta una novità, o meglio un allarme, lanciato da Es.a.ar.co, sigla che sta per Confederazione Esercenti Agricoltura Artigianato Commercio.

Qual è l’allarme? Che le mascherine chirurgiche, sul posto di lavoro, non servono a niente. Perché non garantiscono un’adeguata protezione per i lavoratori. E anche per questo, recano una falsa idea di sicurezza a chi le indossa.

Mascherine chirurgiche sul lavoro: inutili, anzi: un danno alla salute

Possibile? Sembra di sì, almeno per l’Es.a.ar.co, confederazione che rappresenta oltre 3 milioni e mezzo di lavoratori ed è la più grande associazione datoriale d’Italia, con una task force di oltre 30.000 esperti certificati di Sicurezza sul Lavoro. Secondo cui quella del governo è stata una scelta pericolosa e sbagliata per la salute di tutti i lavoratori che con la fase tre si stanno affacciando alla ripresa, seppur lenta, delle attività. Mascherine sì, a patto che non siano quelle chirurgiche. perché gli unici dispositivi che garantiscono un buon livello di protezione sui luoghi di lavoro sono le mascherine FFP.

"L’obbligo dell’uso delle mascherine chirurgiche dunque non solo è inutile, ma potrebbe produrre un effetto opposto: mettere cioè a rischio la salute di milioni di lavoratori”. 

La denuncia arriva da Giuseppe Izzo, Responsabile del Piano di Coordinamento Nazionale Es.a.ar.co. per il post emergenza.

Mascherine chirurgiche sul lavoro uguale aumento di contagio e intossicazioni

Il messaggio è chiaro, e ne porta con sé un altro. Mascherine come quelle chirurgiche, per cui sono stati effettuati imponenti ordinativi, con prezzi calmierati ma su cui montano tuttora grosse polemiche in riferimento al costo da sostenere per l’acquisto (non sempre in farmacia o nei luoghi di rivendita i prezzi calmierati sono rispettati, tuttavia rimangono le più economiche a 0,5 euro per mascherina fino a un massimo di 1,5 euro) non costituiscono adeguati dispositivi di protezione contro le inalazioni tossiche. Spiega meglio Giuseppe Izzo: 

“Al rischio di un nuovo aumento del contagio si aggiunge quello dell’aumento di casi di intossicazioni e malattie professionali. Anzi, più che di rischio dovremmo parlare di certezza”.

No a mascherine chirurgiche sul lavoro. Le richieste di Es.a.ar.co.

In sostanza, il messaggio è il seguente: indossare una mascherina chirurgica illude i lavoratori di avere la certezza di essere protetti non solo dall'eventuale contagio del virus, ma anche da ulteriori eventuali sostenze come polveri tossiche o allergiche a cui tantissimi dipendenti sono sottoposti durante il loro orario normale di lavoro. E allora, ecco le richieste di Es.a.ar.co al governo su cui porre urgentemente l’attenzione al più presto.

Perché intanto dalle Regioni arrivano proposte che andrebbero solo a peggiorare la situazione, come quella che arriva dalla Lombardia, e cioè: mascherine chirurgiche obbligatorie fino a fine emergenza, sia per le strade, sia sul luogo di lavoro, dove milioni di lavoratori operano a contatto con sostanze pericolose e in spazi confinati e che hanno la necessità di proteggersi non solo dal virus, ma anche da altre sostanze: come detto, polveri tossiche e acidi, rispetto alle quali la mascherina chirurgica non offre alcuna protezione esponendoli a rischio biologico, allergie, intossicazioni e ad altre gravissime conseguenze per la salute. 

Quali sono le mascherine da adoperare sul lavoro

I dispositivi di sicurezza idonei, in questo caso, sono solo e soltanto le mascherine FFP, FFP2 o FFP3, a seconda della valutazione che deve obbligatoriamente essere fatta dai Responsabili di Sicurezza sul Lavoro delle singole aziende, le uniche che conoscono a fondo gli specifici rischi per i lavoratori. Va ricordato inoltre ciò che l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha più volte chiarito nei mesi scorsi, precedenti e contemporanei alla pandemia:

"La mascherina chirurgica è indicata per coloro che sono già infetti e riduce la possibilità di trasmissione del contagio, ma protegge solo per un 20% chi la indossa dal rischio di infezione. Per questo si raccomanda di mantenere una distanza minima di un metro tra le persone, ma sui luoghi di lavoro non sempre è possibile rispettarla".

Mascherine chirurgiche, il governo ha ignorato Oms ed esperti di sicurezza

L'allarme della confederazione sottolinea un aspetto importante: il governo non ha minimamente considerato l'opinione degli esperti di sicurezza del lavoro, task force che quotidianamente si confronta sul campo con queste problematiche e che soprattutto ricevono centinaia di richieste di aiuto e consiglio ogni giorno. Aggiunge Guseppe Izzo: 

"I nostri associati si trovano quotidianamente a doversi assumere la responsabilità di scegliere se proteggere i propri collaboratori dal Covid oppure dal rischio del contatto con sostanze tossiche che possono provocare danni irreversibili e molto seri".

Mascherine chirurgiche sul lavoro? Così la salute di tutti è in pericolo

Una situazione preoccupante e grave al tempo stesso. Ignorare le misure di sicurezza, in questo caso, può mettere a repentaglio la salute di tutti quanti. Senza considerare che le continue testimonianze di virologi e scienziati da una parte forniscono utili informazioni su come prevenire il contagio, dall'altra rischiano di trasformarsi in informazioni e consigli confusi e contradditori per l'eccessiva abbondanza di interviste e sovraesposizione sui media. Conclude Izzo: 

"Quanti di loro sanno cosa succede davvero, per esempio, nei laboratori degli artigiani? Sono a rischio milioni di persone così. Mi domando come abbiano potuto i sindacati delle varie sigle approvare un protocollo per la riapertura che non considera minimamente questo aspetto fondamentale per la sicurezza dei lavoratori, tra l’altro sancito dal Testo Unico della Sicurezza, il D.L. 81/2008 e s.m.i.”.