Mattone, prezzi uguali al 2002

Negli Usa il valore delle case calare ancora. Per una vera ripresa ci vorrà altro tempo. Di M.Caprotti

I segnali di ripresa del real estate non sono convincenti. A dare l’avvertimento sono gli analisti quando guardano i grafici del comparto. L’indice Msci di settore, a livello globale, nell’ultimo mese (fino all’8 giugno e calcolato in euro) ha guadagnato il 3,9%. Ma, letto così, potrebbe essere un dato fuorviante. Il paniere mondiale, infatti, ha beneficiato soprattutto dello scatto segnato nello stesso periodo dal benchmark regionale del Giappone (+12%) dove alcune grandi banche d’affari stanno investendo nel comparto immobiliare.“Ma non si tratta di abitazioni o uffici”, spiega una nota di Morningstar. “Per il momento stanno acquistando terreni che potrebbero essere utilizzati per costruire parchi a tema e campi da golf, oppure rivenduti per fare cassa”. Poi c’è da aggiungere un po’ di clima di fiducia che, nonostante tutto, si respira sui mercati a livello mondiale e che può aver tonificato anche il mattone. La scenario dipinto dai numeri altrove è ancora difficile. Il sottopaniere relativo all’Europa, ad esempio, in un mese ha fatto decisi passi indietro (-8,6%).Ma a far vedere nero sono soprattutto i dati che continuano ad arrivare dagli Stati Uniti, ossia dal Paese in cui secondo gli operatori dovrà iniziare la ripresa del settore che si farà sentire nel resto del mondo. Non fosse altro perché da lì è iniziata la tempesta. E’ vero che la National Association of Realtors ha comunicato, per aprile, un aumento della vendita di case esistenti del 2,9% rispetto al mese precedente. Il problema, però, sono i prezzi. L’indice S&P Case-Shiller, che monitora il valore di mercato delle case in 20 aree metropolitane, in 12 mesi ha perso il 18,7%: peggio rispetto al -18,4% atteso dagli economisti. A livello trimestrale, un declino così non si vedeva da quando il paniere è stato creato 21 anni fa.