Come da copione, ieri l'S&P e il Nasdaq hanno segnato i nuovi massimi storici, per la  prima volta dal 26 luglio scorso. Il  Dow dista ancora un punto percentuale dall'impresa, mentre il  Russell 2.000 small caps dista ancora quasi il  10% dai suoi, marcati ad agosto 2018 (ma quelli dell'anno sono solo un 2.5% sopra i livelli attuali).

Come osservato più volte, tra i driver di questo rally sembrano esserci il generale pessimismo degli operatori, e la difensività del posizionamento che ne è conseguita,  ai quali non è apparentemente corrisposto un sufficiente deterioramento del quadro macro e degli utili aziendali (i conti li faremo alla fine della settimana).

Ovviamente, con il recupero dei mercati,  alcuni indicatori di pessimismo di breve (AAII, Put/call Ratio, Vix e Vix structure, etc) sono rientrati ed anzi si sono spostati dall'altro lato. Non a caso la  differenza tra Dumb e Smart money Confidence di Sentimentrader si è riportata in positivo, al livello di 40% (soprattutto per il calo della "Smart" ovvero della  parte che contiene i contrarian indicators).

Detto questo,  altre misure di positioning meno "short term" (tipo i flussi) continuano a mostrare un livello di scetticismo elevato. Ad esempio, Sentimentrader ha osservato che dalla survey semestrale condotta da Barrons sui "grossi investitori", emerge un livello di negatività  senza precendenti negli ultimi 20 anni. Dal 49% di intervistati che si aspettava rialzi borsistici a fine marzo, siamo passati al 27% di fine settembre. Non solo ma il numero di pessimisti ha superato gli ottimisti per la prima volta da inizio serie.