Dall’analisi dei grafici del nostro modello intermarket appare chiaro che stiamo lavorando sul top del movimento rialzista, sviluppatosi dal 2009, e che aumenta di giorno in giorno il rischio di una correzione dei mercati azionari, tenendo anche in considerazione che dalla riunione BCE di giovedì 8 maggio non sono uscite novità tali da dare una nuova piccola spinta artificiale ai prezzi nel breve termine.

Sebbene il Consiglio Direttivo della BCE sia unanimemente insoddisfatto della dinamica dell’inflazione europea ha deciso di aspettare l’uscita della serie di indicatori macroeconomici di giugno per agire, monitorando nel frattempo i rischi geopolitici, crisi Ucraina in primis. Infatti, secondo Draghi continua il recupero dell’economia nel suo complesso nonostante l’Europa resti sempre in bassa crescita e la capacità produttiva sia ancora sotto-utilizzata, portando all’attuale alto tasso di disoccupazione.

Il lieve aumento dell’inflazione di aprile a 0,7% (contro lo 0,5% di marzo) conferma la recovery ma Draghi ha anche rimarcato che la forza dell’Euro associata a livelli così bassi di inflazione danneggia comunque l’azione della BCE: non ha però specificato “a quale” livello di EUR/USD la BCE potrebbe intervenire. E’ stato però interessante guardare la dinamica del grafico dell’EUR/USD che fino a queste parole stava facendo un mini-rally toccando il livello di 1,3992 e poi ha immediatamente invertito al ribasso scendendo ben sotto gli 1,39 punti come si vede nel grafico qui sotto (il trend di fondo resta però sempre rialzista, all’interno del canale disegnato sul grafico mensile).

In ogni caso la Banca Centrale è pronta a utilizzare misure non convenzionali per combattere il rischio deflazione e l’impressione è che aspetti giugno per agire con un primo taglio dei tassi d’interesse a cui potrebbe seguire il QE nel quarto trimestre dell’anno.