Prima degli ultimi 30 anni la correlazione tra bond (yield) ed equity era invece negativa, in quanto tassi più bassi aumentano le valutazioni azionarie e incrementano l’appealing relativo dell’azionario - spiega Roberto Rossignoli -. Chiave nel cambio di paradigma è stata la scarsa inflazione lungo tutto il periodo: storicamente infatti notiamo come all’aumentare dell’Inflazione, la correlazione tra bond ed azionario diventi sempre più negativa, e viceversa (il grafico mette in correlazione il livello di inflazione sull’asse verticale e la correlazione sull’asse orizzontale) Quindi sembra che il recente cambio di correlazione possa farci sperare in un'inflazione al rialzo.

Fed put?

L’ultimo meeting della Federal Reserve, come da attese, ha consegnato ai mercati un taglio dei tassi d’interessi di 25 punti base - spiega Roberto Rossignoli -. La mossa era stata largamente anticipata, anzi, l’incontro era stato caricato di tali aspettative che i mercati sono rimasti in qualche modo delusi di fronte a una retorica accomodante, ma non come si aspettavano.

Si possono dare diverse interpretazioni a questa mossa della Banca Centrale. Alcuni insistono sul fatto che la FED sembri molto (troppo) attenta alle performance azionarie, considerando di fatto la stabilitá dei mercati come un mandato aggiuntivo rispetto a quelli previsti dallo statuto (disoccupazione e inflazione). Altri sottolineano che la mossa di Powell sia stata in qualche modo innovativa: ha preferito prevenire piuttosto che curare, anche forzato dal fatto che in caso di una recessione il margine per tagliare i tassi è molto limitato rispetto ai precedenti cicli economici.