Quella che è appena iniziata è una settimana decisamente "eventful", per dirla con gli anglosassoni. Per cominciare, mercoledì è prevista la firma della "fase 1" dell'accordo tra USA e Cina. La cosa bizzarra è che a 48 ore dalla firma, abbiamo ancora un idea alquanto vaga di cosa prevede il deal, una circostanza che crea qualche dubbio ai commentatori più sospettosi, ma non certo al mercato.

Sul fronte macro, i numeri rilevanti escono in Cina (bilancia commerciale di dicembre domani, GDP 4 trimestre e dati macro dicembre venerdì, aggregati credito in settimana) e in US (CPI Dicembre domani,  retail sales giovedì). Infine entra nel vivo l'earning season a Wall Street, con le grandi banche (JPM, Wells Fargo  e Citigroup domani, Bank of America, Goldman, US Bancorp Mercoledì, Morgan Stanley BNY Mellon Giovedì).

La piccola razione di prese di beneficio Venerdì a Wall Street non ha avuto grossi impatti stamattina, con i principali indici in progresso, ad eccezione di Sydney, e di Tokyo, chiusa per festività. L'ammissione di colpa da parte  dei leaders iraniani per l'abbattimento del jet civile ha scatenato proteste nel paese, e l'impressione è che le difficoltà  interne del  Regime abbiano ridotto ulteriormente, nella percezione degli investitori, la probabilità di una fase di frizioni USA -  Iran in seguito agli eventi di 10 giorni fa. Non a caso petrolio e beni rifugio hanno continuato a mostrare debolezza a inizio settimana, mentre i Futures USA hanno immediatamente recuperato parte del terreno perso Venerdì.

La  seduta europea ha avuto da subito toni più  incerti. in parte si è trattato di un catch up con la debolezza  dell'S&P 500 di Venerdi, occorsa in gran parte dopo la chiusura Eurozone. Ma in tarda mattinata si è  andati oltre questo, con gli indici in moderato ribasso e un' insolita debolezza del settore bancario europeo, in una giornata di marcati rialzi dei rendimenti.