Peter Elam Håkansson, Chief Investment officer e Partner fondatore di East Capital, spiega che il 2018 si è rivelato un anno difficile per tutte le asset class, con i mercati emergenti e di frontiera particolarmente sotto pressione. Se anche le prospettive dell’economia globale rimangono incerte, sicuramente larga parte delle notizie negative sono già state prezzate, motivo per cui guardiamo al 2019 rimanendo cautamente ottimistici.

La ragione principale è che, per quanto la geopolitica abbia dominato il mercato nell’anno appena concluso, Peter Elam Håkansson si aspetta che gli investitori tornino a concentrarsi sui fondamentali. Molte società di alta qualità e orientate alla crescita vengono scambiate a valutazioni estremamente interessanti, anche prendendo in considerazione gli ampiamente discussi rischi previsti per il 2019.

Figure 1. Total return of developed, emerging and frontier markets, USD

Dall’agosto 2008, le tre principali banche centrali hanno immesso 12.000 miliardi di dollari negli strumenti finanziari, di cui 1.300 miliardi nel solo 2017 - spiega Peter Elam Håkansson -. Questo è stato uno dei principali fattori alla base degli alti rendimenti degli asset finanziari. Tuttavia, nel 2018, gli acquist netti sono calati drasticamente fino a raggiungere 250 miliardi di dollari, mentre nel 2019 ci aspettiamo che le ‘grandi 3’ cominceranno a ritirare liquidità su base netta, con la BCE che concluderà il programma di acquisto (QE) e la FED che farà maturare ogni mese fino a 50 miliardi di dollari di obbligazioni.