Matteo Ramenghi, Chief Investment Officer di UBS per l'Italia, spiega che la rapida diffusione del Coronavirus a livello mondiale non ha precedenti. Abbondano esempi di epidemie, ma mai avvenute in un mondo così globalizzato come quello di oggi. La paura generata dal virus e le misure restrittive varate in sempre più paesi - ieri anche nel Regno Unito e in Francia - generano un crollo della domanda che, almeno per qualche mese, manderà in recessione la zona euro e creerà serie difficoltà anche alle economie più in salute in tutto il mondo.

Queste preoccupazioni sono alimentate anche dai dati diffusi proprio ieri dalla Cina, che ha indicato come quasi 5 milioni di persone abbiano perso il lavoro per via della crisi generata dal Coronavirus e come le vendite al dettaglio siano scese del 20% nei primi due mesi dell’anno. Ora però l’economia cinese sta recuperando.

Sul fronte del contenimento del Covid-19 ci sono segnali incoraggianti provenienti dall’Asia, dalla Cina, da Singapore e dalla Corea. Per quanto costose, le restrizioni applicate sembrano aver consentito di contenere il virus.

L’Italia è stato il primo paese occidentale a intraprendere misure simili e i mercati seguiranno con attenzione l’evoluzione del numero di casi nel nostro Paese nelle prossime settimane per capire cosa potrà succedere anche nel resto d’Europa. Se le misure prese in Europa saranno efficaci, Matteo Ramenghi si aspetta che l’emergenza rientri gradualmente nel giro di qualche mese. Ovviamente ci sarà un impatto violento sull’economia nei primi due trimestri che però dovrebbe essere seguito da un recupero abbastanza rapido.

Da un punto di vista economico, una chiusura pressoché totale per un periodo limitato non necessariamente porta a una crisi. Il rischio è che le piccole imprese in difficoltà si trovino la strada sbarrata nell'accedere al credito bancario. Ciò comporterebbe un aumento della disoccupazione e conseguentemente una spirale negativa fino a una recessione più profonda anche a livello globale. A fronte di questo rischio si stanno mobilitando ingenti risorse pubbliche. Matteo Ramenghi ha calcolato che a livello mondiale le manovre fiscali espansive già approvate ammontano a oltre lo 0,9% del PIL, ma saliranno ancora. In Italia siamo vicini all’1,5%.

Inoltre le banche centrali stanno reagendo con veri e propri "bazuka". La Federal Reserve ha tagliato i tassi due volte nel giro di pochi giorni, portandoli vicino a zero e annunciando emissioni di liquidità per 700 miliardi di dollari. Anche la BCE ha annunciato misure importanti ma con un ammontare più contenuto e con una comunicazione che ha affettivamente deluso gli investitori. Nonostante questo Matteo Ramenghi si aspetta che anche la BCE in un prossimo futuro faccia di più.

Nel frattempo siamo alle prese con mercati che sembrano essere in cortocircuito. L'indice americano S&P 500 ha vissuto tra le peggiori giornate dal lunedì nero del 1987. L’indice di volatilità VIX, soprannominato “l’indice della paura”, ha raggiunto un livello di 80 che si confronta con una media di lungo periodo di 20. Anche il mercato obbligazionario ha subito ingenti perdite, sia per quanto riguarda i titoli di stato del Sud Europa che il credito high yield.

Sicuramente la reazione dei mercati delle ultime ore e delle ultime settimane è stata amplificata da fenomeni tecnicI: molti algoritmi che hanno venduto azioni reagendo all’incremento della volatilità, molte margin call che hanno portato a vendite forzate da parte di investitori a leva sul mercati azionario. In altre parole siamo in presenza di una dislocazione del mercato e quando Matteo Ramenghi vede in borsa questo tipo di movimento normalmente i prezzi non riflettono tanto le aspettative degli investitori quanto i flussi determinati da automatismi o vendite forzate.

Come spesso avviene in presenza di forti shock, questa correzione può offrire un’opportunità per gli investitori che hanno una quota eccessiva di liquidità. Matteo Ramenghi preferisce i mercati azionari agli obbligazionari, mantenendo un’ampia diversificazione geografica e in questa fase potrebbero essere particolarmente interessanti le strategie focalizzate sui dividendi elevati. Dopo la correzione delle ultime settimane si sono aperte anche delle opportunità nel mercato del credito soprattutto sul segmento high yield.

Per gli investitori che ritengono però di essere già troppo esposti in questa fase, la filosofia di Matteo Ramenghi è di non discostarsi troppo dalla propria asset allocation e magari di sfruttare questi movimenti di mercato per ribilanciare, anche frequentemente, i portafogli. Per chi sente di dover ridurre la volatilità, oltre alla diversificazione geografica, si possono utilizzare le obbligazioni con rating elevato (magari con scadenze più a lungo termine), l’oro, oltre a mantenere abbastanza liquidità da evitare di attingere agli investimenti nei momenti più critici.