Oro al di sopra dei 1.300 dollari l’oncia, il massimo da due anni, complice prima di tutto la paura da referendum inglese in vista il 23 giugno e che potrebbe sancire l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea.

Non solo Brexit

Davanti alle incognite e alla volatilità che si preannuncia sia immediatamente prima che immediatamente dopo la consultazione elettorale il primo passo che gli investitori hanno fatto è quello di dirigersi verso il porto sicuro dell’oro, investimento rifugio per eccellenza e che può anche sfruttare a suo favore una congiuntura economica globale altrettanto incerta. Recentemente, infatti, la Banca Mondiale ha nuovamente tagliato le stime di crescita del Pil mondiale arrivando a dare come target per il 2016 un 2,4% mentre il Fondo Monetario Internazionale, ha azzardato un 3,2% ad aprile, risultato a sua volta ribassato dal precedente 3,6% di gennaio. La frequenza dei tagli sulle stime e soprattutto la velocità con cui questi avvengono ha fatto capire ai mercati che la situazione internazionale è a dir poco traballante, il che è stato l’ennesimo tassello a favore del mosaico d’investimento per l’oro.  

Per questo motivo, guardando in prospettiva, si vede un metallo giallo che negli ultimi 30 giorni ha registrato un rialzo del 7%, proprio in concomitanza con la cavalcata trionfale dei LEAVE ovvero del fronte dei separatisti. Un risultato, quello del referendum, che influenzerebbe, tra le altre cose, non solo la sterlina, direttamente coinvolta nel processo, ma anche e soprattutto l’oro con previsioni che parlano di un primo livello a 1.350 dollari l’oncia (o più) in caso di vittoria del sì e di 1.250 in caso di vittoria del no, quindi qualora Londra restasse all’interno dell’Unione.