I mercati ignorano i fondamentali. Per fortuna!

C’è ancora abbastanza voglia di riscatto per produrre tentativi rialzisti come quelli della scorsa settimana. M.Intropido

Carissimi lettori, i mercati azionari continuano a “farsi un baffo” della congiuntura e delle gaffe dei politici. Nonostante la disoccupazione europea ed americana siano balzate sensibilmente verso l'alto, nonostante la Banca Centrale Europea abbia rivisto nuovamente in negativo le previsioni per l'economia di Eurolandia e nonostante Bernanke si sia ricordato che a forza di aiuti all'economia, il deficit statale peggiora, le borse (soprattutto quelle americane) hanno fornito dimostrazioni di forza che non possono essere trascurate. Ci troviamo nuovamente di fronte ad un mercato forte, nonostante un'economia debole. Perciò continuano ad averla vinta coloro che accettano di prendersi dei rischi ed acquistano titoli. D'altra parte i trend rialzisti in atto ovunque nel mondo, da marzo in poi, sono così palesi che stanno persino facendo diminuire la volatilità. Hanno pagato il dinamismo e l'iniziativa rispetto all'attesa di uno storno che finora (incrociando le dita) non si è ancora visto. Perché i mercati azionari si comportano in questo modo? Perché continuano a sfidare la macroeconomia e sfruttano ogni possibile appiglio rialzista? E perché seguono così bene i segnali dell'analisi tecnica, creando tante occasioni di trading? Semplicemente perché, come scrivevo lunedì scorso sulla mia newsletter gratuita RF News, dopo i disastri del 2008 e di parte del 2009, c’è molta voglia di riscatto anche e soprattutto nel comparto azionario. I mercati sembrano dunque dirci che qualche mese fa hanno scontato la catastrofe irreversibile della finanza statunitense e le sue pesantissime ripercussioni su quella mondiale. I titoli azionari continuano ad essere acquistati senza troppi timori ed esitazioni e solo in parte vengono scaricati nei giorni in cui le notizie negative prevalgono su quelle positive. La maggior diffusione mondiale di notizie in tempo reale e la notevole semplicità con cui è possibile acquistare e vendere titoli azionari e strumenti quotati, permette ad un pubblico sempre più vasto di scommettere facilmente sull’andamento della finanza e dell’economia. Ciò comporta per le Borse la possibilità di sganciarsi facilmente dall’andamento dell’economia reale ed esagerarne o attutirne l’influenza. Possono cioè scontare una catastrofe finanziaria prima che essa effettivamente accada, così come possono festeggiare il pericolo scampato prima che esso sia effettivamente scampato del tutto. Tutto ciò non fa che creare enormi opportunità per gli investitori attivi e generare sempre maggiori difficoltà per i “cassettisti”. Uno dei cambiamenti duraturi che questa crisi finanziaria porterà nel mondo dell’investimento sarà senz’altro un forte ritorno non al generico “fai da te” (come dicono non senza ironia i gestori , che negli ultimi anni non sono stati in grado di fornire l’efficienza che ci si attendeva da loro), ma piuttosto all’assunzione in prima persona delle più importanti decisioni d’investimento personali. C’ è voglia di riscatto, di essere artefici del proprio successo finanziario e per questo ci infastidiscono gli atteggiamenti poco chiari di coloro che possono influenzare i mercati, in special modo i politici. Così dà fastidio l'atteggiamento del governo tedesco che ha alzato troppo la posta per Opel, facendo ritirare (astutamente) Marchionne e ritrovandosi con la sola offerta di Magna, che non pare certo la più credibile sul piano industriale. Come disturbano i vari aggiustamenti in negativo delle previsioni economiche dei governi ed enti economici, quando appare chiaro da tempo che questa recessione sarà particolarmente incisiva e drammatica nei suoi effetti . Irrita che alcuni politici tedeschi considerino Trichet troppo lassista con la sua politica economica, invocando un'inflazione che da mesi si è trasformata in deflazione E non dà fastidio il pasticcione di A2A? Tutte cose che non tolleriamo, proprio perché grazie a questa crisi, stiamo capendo che non esiste il "giusto" e lo "sbagliato" nei mercati, ma semplicemente il "salire" e lo "scendere". Questa dinamica non è nemmeno troppo difficile da seguire, purché non sia annebbiata da maldestri tentativi creati per puri scopi populistici. Finalmente è stato eliminato il divieto delle vendite allo scoperto sui titoli finanziari. Però Piazza Affari non è precipitata, tutt'altro! E se accadrà non sarà certo per colpa delle vendite allo scoperto, le quali, ci arriverebbe anche un bambino, hanno poi bisogno di altrettanti acquisti per essere chiuse e dunque, se spingono verso il basso prima, creano un rimbalzo dopo.