Tensioni che si moltiplicano e da qui la caduta dell’S&P500 che ha visto il più grande segno negativo nelle 24 ore da oltre tre mesi, così come anche il Dow con un calo che non si vedeva dal 15 maggio. In parallelo l’indice Vix, ha visto un salto del 32% sebbene sia ancora al di sotto dei suoi massimi storici.

Oro&affini

A tutto vantaggio dell’oro che, da buon rifugio tradizionale ha iniziato a cavalcare l’onda sebbene non si sia registrato un vero e proprio rally sul metallo giallo, ma anche dei Treasurys,i buoni del Tesoro statunitensi, spingendo il rendimento sul T-note al di sotto del 2,5%. Azionario che aggiunge un altro tassello a quel puzzle di elementi di sospetto che da settimane lo fanno arretrare nella fiducia degli analisti. Fiducia che adesso si basa per lo più sulla liquidità che impermeabilizza nei confronti del rischio "instabilità". A poco serviranno i dati macro che, di secondaria importanza, non daranno una mano per restituire certezze. Intanto il Brent, il punto di riferimento a livello mondiale per il petrolio, è salito di 81 centesimi a 107,89 dollari al barile. Nel frattempo lo yen, altra valuta rifugio, ha iniziato a crescere guadagnando terreno sul dollaro.

E Mosca?

Sembra essersi accorta di avere più da perdere che da guadagnarci in un escalation della violenza, soprattutto considerando che ieri la Bei ha congelato i programmi previsti in Russia e Rosneft, uno dei giganti petroliferi dell’ex Unione Sovietica, ha registrato un crollo del 6% nel solo primo minuto di contrattazioni, stessa cifra per il negativo del rublo da inizio anno. Anche per questo motivo lo stesso Putin, forse anche un po’ a sorpresa, ha fatto notare come l’incidente (in realtà e prove contro la Russia sembrano essere piuttosto evidenti) dimostri la necessità di una soluzione pacifica alla questione. La paura? Le sanzioni inasprite, già annunciate, adesso potrebbero fare paura all'economia russa e a una borsa sempre più debole.