Arrivati al giro di boa del primo semestre vale cercare di sviluppare qualche previsione per i prossimi sei mesi.

Le Borse mondiali continuano a crescere e hanno raggiunto nuovi massimi storici, come mostra l’indice MSCI World rappresentato su scala mensile dal 2000 a oggi. Sebbene l’indice mondiale sia positivo, l’investitore accorto non deve farsi abbagliare dal dato complessivo ma saper indagare più in profondità per capire le differenti velocità con cui crescono (o decrescono) le diverse aree geografiche e dove si posizionano le “mani forti”.

L’Europa resta purtroppo in stagnazione, frenata dai paesi periferici quali Spagna, Italia, Grecia e Portogallo le cui economie reali restano depresse a causa del mix di politiche di austerity imposte dai paesi più forti, mancanza di infrastrutture per lo sviluppo, alta disoccupazione, alto debito pubblico e classi politiche dirigenti non all’altezza dell’emergenza.

Il rischio di entrare in deflazione è reale e, pertanto, i mercati europei restano ostaggio delle periodiche manovre di Easing Quantitativo e di calmieramento dei tassi. Il volano di trasmissione della liquidità all’economia reale stenta a partire, deprimendo investimenti produttivi, consumi finali e mercato immobiliare, mentre il risparmio delle famiglie si va erodendo tra nuove imposizioni fiscali e lotta al carovita.

Nel secondo semestre l’appuntamento politico più importante per l’Europa sarà con le elezioni tedesche, che potrebbero riservare sorprese se la politica pro-austerity (altrui) della Merkel dovesse essere messa in discussione. La Germania si conferma la locomotiva europea grazie alla domanda interna e alla capacità di esportare tecnologia, anche se nel 2013 i conti sono andati peggiorando e le esportazioni hanno subito un freno. Francia e Inghilterra hanno anch’esse problemi di bilancio e un’economia indebolita (sebbene ancora forte).