Ci hanno provato, ieri sera, a vendere l'azionario USA, post firma, in anticipazione di un po' di prese di beneficio. A favorire il ritracciamento, il circolare di report dubbiosi sulla possibilità che la Cina possa effettuare tutti questi acquisti (lo stesso negoziatore Liu He ha sostenuto che dovranno essere le importazioni dovranno essere coerenti con la domanda), o che sottolineavano che molte questioni sono rimaste senza soluzione.

Nulla da fare, la "dip buying mentality" è rapidamente entrata in azione e l'S&P 500 ha sostato in negativo lo spazio di minuti, prima di accumulare nuovamente progressi nel finale.

Non che stamattina la seduta asiatica abbia avuto un tono inenarrabile. Dalla reazione di Shanghai, non sembra che gli investitori considerino particolarmente positivo per la Cina il deal firmato, anche se bisogna necessariamente fare i conti con il momentum proprio di ogni mercato. A contenere gli entusiasmi, eventualmente, oltre al tono più dimesso di parte cinese ("l'immediato inizio di nuove trattative è prematuro") anche dichiarazioni della PBOC secondo cui lo spazio per ulteriori tagli della riserva obbligatoria è ridotto. Presumibilmente gli investitori si interrogano su quale  economia ci rimetterà le commesse che prenderanno la strada  degli USA. Con questo in mente, la stabilità di Tokyo sembra più sensata del +0.8% di Seul, ma le global value chains rendono il calcolo degli effetti reali non così ovvio, almeno in Asia.

Preoccupazioni circa l'impatto dell'accordo sono state ancora più evidenti sui mercati europei, con l'iniziale entusiasmo sugli indici EU rientrato in mattinata. Uno sguardo al settore auto da chiaramente conto del problema: parte degli acquisti di auto e componenti, e di aereomobili, è destinato a migrare oltre oceano. Sta di fatto che in tarda mattinata l'Eurostoxx è approdato in negativo.