Il presidente Donald Trump a sorpresa ha confermato la sua volontà di imporre dazi pari al 25% sulle auto in arrivo dall'Europa, il tutto nonostante i recenti colloqui (a quanto pare non positivi come inizialmente pronosticato) con il presidente della commissione europea Jean Claude Juncker.

I nuovi guai di Trump

Ma la scena continua ad essere occupata sempre dalle vicissitudini che riguardano l'inquilino della Casa Bianca. Donald Trump, infatti, si è visto piombare addosso altre due tegole. L’ex capo della sua campagna elettorale, Paul Manafort è stato condannato per frode finanziaria (tra cui l'occultamento di capitali, l'evasione fiscale e frode bancaria) proprio mentre il suo ex avvocato personale si è dichiarato colpevole di violazione delle leggi sui finanziamenti elettorali confermando di aver pagato l'ex porno-star in arte Stormy Daniels per esplicita volontà di Trump per comprare il suo silenzio. Ma chi guarda a questi sviluppi per un possibile impeachment, rimarrà deluso, più probabile, invece, che qualche pericolo arrivi da una possibile dichiarazione resa dallo stesso Trump che adesso, al contrario di quanto i suoi avvocati vorrebbero, potrebbe essere chiamato a deporre. I precedenti di Richard Nixon e del più recente Bill Clinton, fanno pensare anche al rischio per Trump di dire qualcosa di troppo, magari istigato dalle domande del superprocuratore Robert Mueller. Trump, nei giorni scorsi, però, era stato al centro dell'attenzione anche per un altro motivo: il suo pressante malcontento verso la Fed, colpevole, a suo dire, di aver dato vita ad una politica di rialzo dei tassi che potrebbe rendere l'economia Usa meno competitiva proprio mentre si trova in fase di ripresa dopo la crisi decennale scoppiata all'indomani della crisi dei subprime, il 15 settembre 2008.