Dobbiamo avere paura del Mes? Dobbiamo diffidare delle parole del premier Giuseppe Conte? Qualche dubbio, lo lancia Giulio Sapelli, economista, saggista e storico che senza peli sulla lingua ha affermato che il Mes senza condizionalità non esiste. Lo ha fatto in maniera molto chiara, senza mezzi termini e senza tirarsi indietro. Attraverso un video pubblicato sulla pagina Facebook delle Edizioni Cantagalli. Quindi siamo di fronte ad una nuova diatriba sul Mes? Stiamo a vedere.

Giulio Sapelli entra a gamba tesa nel dibattito pubblico sul Mes. Una posizione che nasce da una domanda precisa: conviene attivare il Mes? Conviene farne richiesta senza condizionalità, destinato unicamente alle spese sanitarie? La risposta din Sapelli è decisamente negativa: non conviene richiederlo. Ma cerchiamo di capire le motivazioni di questa posizione.

Mes: secondo Sapelli ci sono molte insidie

Iniziamo con il dire che secondo Giulio Sapelli il Mes nasconde molte insidie, anche perché è uno strumento molto complicato da utilizzare. Il problema maggiore, secondo lo studioso, è che i nostri politici non conoscono bene il Mes.

Sapelli, infatti, afferma che se malauguratamente fosse il presidente del Consiglio, innanzitutto dovrebbe conoscere il Mes.

Nel momento in cui si va a discutere di un tema tanto importante senza padroneggiarlo a fondo, Sapelli si sentirebbe fuori posto, e riterrebbe di usurpare la fiducia degli Italiani. Considerando poi che, il premier Conte, non essendo stato eletto, se Sapelli fosse nei suoi panni si sentirebbe ancora di più in dovere di essere responsabile, perché dovrebbe fare gli interessi di un popolo che non lo ha neanche scelto.

Passata la prima stoccata al premier Giuseppe conte, Sapelli passa poi a fare una vera e propria radiografia del Mes. Lo studioso punta il dito con l'Unione Europea, sottolineando che l'Unione Economica Europea non esiste. L'Europa, infatti, non è una realtà confederale, ne è uno Stato federale. Ma soprattutto non esiste una Costituzione Europea. Sapelli ricorda che nel 2005 l'Olanda l'aveva rifiutata, e lo stesso l'aveva fatto anche la Francia. Tornando al Mes, Sapelli ricorda che è un trattato tra Stati che però, e questa è l’originalità, ha un regolamento il quale fa sì che funzioni con la governance, con i metodi di funzionamento tipici delle banche d’affari.

E' bene poi ricordare quali siano le anomalie dello stesso Mes: quanti fanno parte del consiglio direttivo del Mes, ossia i ministri dell’Economia e i funzionari, hanno immunità giuridica - spiega Sapelli -. Questo lo confessò anche l’ex Ministro Tria, il quale riconobbe, in un’intervista al Sole 24, di non aver potuto fare sul Mes neanche una relazione al Parlamento perché il regolamento non lo avrebbe consentito.

Mes: Sapelli ne spiega l'ingranaggio

Sapelli spiega poi l'ingranagio del Mes. E' semplicemente un trattato. Ed è molto chiaro. Per poterlo creare, tutti le nazioni che vi aderiscano, hanno l'obbligo di versare una quota in propporzione al loro Pil. Dopo questo versamento potranno ricevere i finanzizamente. Ma li potranno ricevere solo e soltanto nel caso in cui la condizione scritta nel Trattato di Maastricht.

Ebbene quale dovrebbe essere questa condizione? Per poter attivare il Mes e quindi riceverne i finanziamenti, il debito di un paese deve essere pari al 60% del Pil. Sapelli sottolinea che se non viene rispettato questo parametro lo Stato sarà sottoposto alla ristrutturazione del debito. Cosa significa questo: in sintesi significa che si farà quello che è stato fatto in Grecia. Quindi il Mes senza condizioni non esiste. Sapelli ha poi aggiutno che anche nelle minute che sono state studiate relative all'accordo sul Mes senza condizioni, viene riportato assai chiaramente che verranno dati dei soldi per la sanità ma se hai il debito che supera il 60% del Pil, sarai costretto alla ristrutturazione del debito pubblico. 

Sapelli a questo punto è molto preciso e perentorio. Il Mes non ci deve essere in nessun caso ed in nessun modo. L'unico modo per poter far fronte a questa situazione, sempre secondo Sapelli, sarebbe quello utilizzare la proposta di Giulio Tremonti, poi ripresa da Giovanni Bazoli, presidente emerito di Intesa Sanpaolo: un prestito nazionale irredimibile, volontario, non tassato, da cui si potrebbero ricavare tremila miliardi circa, e ci risolverebbe ogni problema.

Sapelli: il duro attacco al Governo

Giulio Sapelli chiude poi la propria argomentazione con un duro attacco al Governo. Lo studioso ritiene che all'attuale Governo non importi nulla del paese.

Sono tutti agenti esterni. Magari com’è noto legati alla Francia, o alla Germania, o all’Iran. È un discorso che va molto al di là dell’economia - sostiene l'economisa, e per questo è necessario condurre una battaglia culturale, ma è molto difficile farla.