Miliardario. Manager. Icona. Leggenda. La storia di Michael Jordan non finisce con i titoli di coda di The Last Dance. Il giocatore Nba più forte di tutti i tempi accetterà tante altre sfide. Troppo grande l'innato spirito competitivo del suo Dna per tenerlo a bada. Molte le vincerà, alcune lo vedranno invece uscire sconfitto ma la sua immagine di vincente non verrà mai scalfita. Mica per niente Jordan, assieme alla Coca Cola, è considerato il miglior prodotto che gli Stati Uniti abbiano mai esportato. E infatti Michael Jordan ha subito segnato un nuovo record: in Italia, The Last Dance è la docu-serie tv più vista su Netflix. Proprio per questo, c'è grande curiosità su come è proseguita la sua vita, quella dei suoi ex compagni di squadra e cosa ne è stato dei Chicago Bulls dopo il ritiro di MJ del 1998. Vi proponiamo allora 10 storie di Michael Jordan che "The Last Dance" non racconta. E che forse, non conoscete neanche voi.

Dopo l'addio di Michael Jordan, Chicago Bulls sempre ultimi

Come racconta anche il documentario, dopo il sesto titolo e il ritiro di Michael Jordan, il Gm Jerry Krause fa letteralmente a pezzi la squadra. Nei Chicago Bulls del 1998-99 rimangono i soli Randy Brown, Toni Kukoc, Dickey Simpkins, Ron Harper e Bill Wennington, mentre Tex Winters, l'artefice dell'attacco a triangolo, e Bill Cartwright restano come viceallenatori del nuovo head coach: Tim Floyd.

Nel 1999 (anno dello sciopero dei giocatori per il rinnovo del contratto) la squadra vince appena 13 partite su 50, chiudendo ultima nella Central Division e penultima della Conference. Stesse posizioni anche nel 2000 (17 vittorie su 82) e nel 2001 (15 vinte, 67 perse).

Per rivedere Chicago ai playoff bisogna aspettare il 2005, con Scott Skiles head coach. Dei vecchi Bulls non c’è più nessuno ma tra i viceallenatori spicca il nome di Pete Myers, il giocatore che sostitui MJ in quintetto nel biennio in cui giocò a baseball. E gli altri? Anno sabbatico, il 1999, per coach Phil Jackson. Nel 2000 diventa capo allenatore dei Los Angeles Lakers. Vincerà altri 5 titoli, tre con la coppia Kobe Bryant-Shaquille O'Neal, gli ultimi due senza Shaq.

Anche Dennis Rodman andrà a giocare, senza fortuna, in California e poi anche a Dallas, prima di ritirarsi a 39 anni, alternando comparsate nel campionato finlandese, in quello messicano e inglese, stringendo un'insolita amicizia con il leader coreano Kim Jong Un. Steve Kerr finisce invece a San Antonio dove vince altri due titoli. Dal 2014 è capo allenatore dei Golden State Warriors, con cui ha portato a casa tre anelli negli ultimi quattro anni. Alla pari di Jackson, Kerr è stato in grado di vincere più di un campionato Nba come allenatore e anche come giocatore.

Via Michael Jordan, via anche Pippen. Ma tornerà 5 anni dopo

Anche Scottie Pippen lascia i Bulls nell'estate del 1998, accasandosi agli Houston Rockets. L’obiettivo è aiutare la squadra texana a vincere il terzo titolo della decade dopo quelli vinti nel 1994 e nel 1995, gli anni del ritiro provvisorio di Michael Jordan. “Pip” tuttavia non sarà mai più quello visto a Chicago, complici diversi infortuni che non lo lasceranno mai in pace.

A Houston rimane solo un anno a causa di contrasti con Charles Barkley, uno dei leader dello spogliatoio. Pippen viene così ceduto a Portland, dove rimane 4 anni prima di tornare ai Bulls nel 2003, casualmente, l’anno in cui Jerry Krause si ritira da General Manager per problemi di salute. Il numero 33 di Chicago gioca però poche partite e alla fine di quella stagione, a 40 anni, annuncia il ritiro.

Michael Jordan a Washington, che disastro come manager!

E' risaputo che neanche il secondo ritiro di Michael Jordan sia definitivo. L'annuncio avviene nel mese di gennaio del 1999, più o meno sei mesi dopo "The Shot" con cui MJ mette in ginocchio il suo diretto avversario Bryon Russell ed entra ufficialmente nella storia. Alla fine del suo discorso di addio, rimangono queste parole:

"Mi sono appena ritirato... al 99,9%. Rimane uno 0,1%". Oltre che leggenda, profeta. Perché tre anni dopo Jordan torna in campo, per la terza volta, con i Washington Wizards, squadra di cui intanto è diventato presidente. "Amo troppo questo sport" dirà in conferenza stampa, a 38 anni.

Disputa due stagioni, donando il suo stipendio, un milione di dollari all'anno, alle famiglie vittime degli attentati dell’11 settembre. Michael Jordan diventa l'unico giocatore a 40 anni a segnare più di 40 punti in una partita e a chiudere la stagione sopra i 20 di media.

Nel 2003 Michael Jordan si ritira definitivamente per dedicarsi all'attività di manager e presidente. Tuttavia non lascerà proprio un bel ricordo a Washington come dirigente. Sua infatti l'idea di selezionare con la scelta numero 1, nel 2001, Kwame Brown, giovane di talento che aveva saltato il college. Si creò una grande aspettativa nei suoi confronti poiché era stato scelto dal giocatore più forte di ogni epoca. Tuttavia, il rendimento di Brown si rivela deludente e ancora oggi, la scelta di questo giocatore è ricordata come uno dei fallimenti più grandi di Michael Jordan in qualità di dirigente.

Giorgio Armani: "Voglio portare Michael Jordan a Milano"...

“Michael Jordan? Un sogno”. Lo descrisse così Adriano Galliani in una vecchia intervista. L’allora dirigente del Milan è sempre stato un grande tifoso dell’Olimpia Milano e assieme a Giorgio Armani fu l'artefice del salvataggio della società, che all’epoca viaggiava in acque molto agitate. In buona sostanza le storiche scarparette rosse rischiavano di sparire.

Nel 2004, la strana coppia considerò l'idea di contattare Michael Jordan per farlo tornare in campo con la maglia dell'Olimpia, cercando di ingolosirlo facendo pressione sul suo spirito competitivo e la voglia di accettare sempre nuove sfide.

Il contatto sarebbe avvenuto quando Jordan si trovava a Valencia per assistere a un Gran Premio di motociclismo e salutare Valentino Rossi. Ovviamente, la risposta fu un garbato: “No grazie".

... Ma Milano, al Palalido, “fischia” Michael Jordan!

Non ha mai amato gli autografi, Michael Jordan, soprattutto dal momento del suo ritiro dal parquet. Il motivo è il seguente: molte persone in passato hanno messo in vendita la sua "firma" su Ebay, speculando sul prezzo. Nel 2008, Michael Jordan è a Milano per un evento sponsorizzato dalla Nike. Durante un’amichevole tra i migliori prospetti europei Under 16, un tifoso in sedia a rotelle prova ad avvicinarsi al suo idolo, seduto in panchina, per un autografo.  La scena a cui assiste il pubblico presente al vecchio Palalido è la seguente: Jordan che guarda la partita come se niente fosse, la sicurezza che si pone tra lui e il ragazzo, impedendo ogni passaggio. I fischi provenienti delle tribune convincono infine MJ a lasciar passare il giovane, che ottiene l'autografo sulla maglietta sotto gli applausi dei tifosi.

Nicolò Melli a Michael Jordan: com'è stato giocare coi Looney Tunes?

Sempre all’evento di Milano, Jordan tiene una conferenza stampa speciale, riservata esclusivamente ai migliori Under 16 provenienti da tutta Europa, nelle insolite vesti di "giornalisti" e autorizzati a fare domande a MJ. Il primo ad alzare la mano? Nicolò Melli, oggi uno dei tre giocatori Nba in Italia: “Did you enjoy to play with Looney Toons?” in riferimento al film "Space Jam" interpretato da Jordan assieme ai personaggi animati della Warner Bros. La risposta non è di quelle che entrano nella storia: “Beh, io in realtà giocavo da solo, Bugs Bunny e il resto dei cartoni animati venivano aggiunti con il montaggio in un secondo momento”.

I miliardi di Michael Jordan dopo "The Last Dance"

Nella classifica del 2020 dei miliardari più ricchi del mondo, Michael Jordan si trova alla posizione numero: 1.001. Il suo patrimonio è valutato 2,1 miliardi di dollari, la stessa cifra più o meno, che viene riconosciuta dalla rivista Forbes a Donald Trump. Lo sportivo più vicino a Jordan è Tiger Woods, con 800 milioni di dollari.

Come riporta la rivista americana, MJ deve la sua popolarità alla Nba e al suo talento, ma a renderlo ricco, per davvero, sono stati i suoi sponsor: Nike innanzitutto, ma anche, tra gli altri, Coca Cola, Mc Donald's, Chevrolet e Gatorade.

In 40 anni Jordan ha guadagnato 1,7 miliardi al lordo delle imposte. Nel 2019, l'introito del marchio Jordan della Nike è stato di 130 milioni, quattro volte di più di Lebron James, primo testimonial di sneaker nella Nba tra i giocatori ancora in attività. Nel 2006 Jordan diventa General Manager dei Charlotte Bobcats, oggi Charlotte Hornets, franchigia della Nord Carolina dove MJ ha frequentato il college, acquisendo anche una quota di minoranza. Nel 2010 è diventato l'unico proprietario, con un investimento complessivo di 270 milioni di dollari. Sono passati dieci anni. E Forbes ha valutato la franchigia a 1,25 miliardi di dollari.  

Michael Jordan, "The Last Dance" e... Allen Iverson!

Uno dei motivi per cui Michael Jordan ha accettato che venisse realizzato il documentario su di lui è… Allen Iverson, un altro ex fuoriclasse Nba, votato Mvp del campionato nel 2001 con un trascorso in carcere quando aveva 17 anni per una rissa e cresciuto in una famiglia molto povera. Il produttore scelto per la realizzazione di "The Last Dance", Mike Tollin, inviò una lettera a Michael Jordan, scrivendo sul retro i titoli di tutti i suoi lavori precedenti.

A quanto pare, MJ ignorò completamente il contenuto della lettera ma si concentrò su "Iverson", documentario presentato al Tribeca Film Festival del 2014 e dedicato interamente all'ex giocatore di Philadelphia, Denver, Detroit e Memphis, soprannominato "The Answer": "E così l'hai fatto tu -disse Jordan a Tollin-. L'ho visto tre volte. Amo quel piccoletto (Iverson è alto poco più di un metro e ottanta NdR). Ho pianto per lui".

Non solo Chicago e Washington: una terza squadra "ritira" il 23

"The Last Dance" non spiega il motivo che induce Michael Jordan a scegliere il 23. Da giovane MJ ammirava tantissimo Larry, il fratello maggiore. Alla Laney High School dove studiava, Larry indossava la maglia numero 45 e in diverse interviste, Michael Jordan ha rivelato che all'epoca aspirava a diventare forte almeno la metà di Larry (i due si sfidavano spesso nel cortile dietro casa). E la metà del 45, arrotondato per eccesso, è 23.

Un'altra curiosità su questo numero: Chicago e Washington non sono le uniche squadre ad averlo ritirato. Lo hanno fatto anche i Miami Heat nonostante Michael Jordan non abbia mai giocato in Florida. Fu una scelta di Pat Riley, allora capo allenatore degli Heat e head coach dei Lakers di Magic Johnson, come tributo a Jordan nella sua ultima gara disputata proprio a Miami, nel 2003.

A 50 anni, Michael Jordan "straccia" un suo giocatore 1 vs 1 

Oggi Michael Jordan ha 57 anni ed è ancora in forma. Durante le celebrazioni per i suoi 50 anni, MJ chiuse il suo discorso accennando all'idea di tornare in campo, generando le risate del pubblico presente. "Don't laugh! Don't laugh! Never say never!". Tradotto in italiano: non ridete, mai dire mai. Non è mai tornato a giocare, in verità. Tuttavia, in quel periodo capitava spesso che Michael Jordan assistesse agli allenamenti della sua Charlotte.

E Michael Kidd-Gilchrist, seconda scelta assoluta del draft del 2012, trent'anni meno di Jordan, ha rivelato  di esser stato battuto da MJ in una sfida uno contro uno: "Ho perso, ma non l'ho lasciato vincere perché è il mio capo. E' semplicemente ancora il più grande".