In una giornata in cui il petrolio ha chiuso in rialzo del 12.8% (il Brent europeo del 14.6%), a causa di un incidente in grado di causare anche problemi sul fronte geopolitico, chi non avrebbe firmato, ieri, per vedere l’S&P 500 perdere appena lo 0.3%?

Certo, bisogna considerare che, ad attutire l’impatto sugli indici generali ha contribuito anche il +3.3% del sottoindice OPil & Gas. Detto questo, non si può certo parlare di reazione scomposta dei mercati.

Peraltro, stanotte in Asia il mood è rimasto  opaco. Colpa dell’azionario cinese, che ha messo in scena un robusto scivolone. Una reazione eventualmente dovuta in parte al  quadro macro: un impatto ritardato dei brutti dati di ieri, ai quali si è aggiunto oggi il report sui prezzi delle case nelle principali 70 città, dai toni relativamente deboli. Il numero di città  in cui i prezzi sono saliti, 55 è il più basso da 18 mesi. Il tasso di crescita medio anno su anno ha rallentato al 9.1% dal 10.1% di luglio. I dati hanno pesato sulle immobiliari.

Su Hang Seng e HSCEI, inoltre possono aver gravato aspettative di sanzioni da parte degli USA, visto che oggi è prevista l’audizione al Senato dell’attivista Joshua Wong.

Sul fronte trade, notizie contrastanti, infine. Il Ministero del Commercio cinese ha dichiarato che i suoi sherpa arriveranno questa settimana a Washington per preparare il terreno per gli incontri di inizio ottobre. Lighthizer avrebbe però dichiarato che “c’è molto lavoro da fare” per ottenere un accordo, e che sebbene i cinesi abbiano ripreso a comprare prodotti agricoli USA, appianare le divergenze è “una sfida straordinaria”.