Nei 55 miliardi del decreto rilancio c'è anche la misura a favore dei migranti irregolari e lavoratori. Q Accordo trovato dunque all’interno della maggioranza sulla questione della regolarizzazione dei braccianti stranieri (e non solo) sollevata dal ministro dell’Agricoltura Teresa Bellanova e che trova spazio nella bozza del decreto rilancio, giunto finalmente al Consiglio dei Ministri dopo un'attesa ormai di oltre un mese (inizialmente doveva chiamarsi decreto aprile, siamo a metà maggio). 

L’obiettivo è garantire la dignità delle persone, la tutela della legalità e le esigenze del mercato del lavoro” ha detto il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese in Senato. Un obiettivo da raggiungere con il contributo prezioso dei datori di lavoro. Anche economico. Previsto infatti il pagamento di un forfait di 400 euro per lavoratore.

Migranti, il governo dichiara guerra al lavoro irregolare 

Soddisfatto il Movimento Cinque Stelle, tra i primi partiti a opporsi davanti alla proposta iniziale dell’esponente di Italia Viva e ministro Bellanova. L’idea iniziale era una regolarizzazione di circa 600mila migranti, lavoratori irregolari o sprovvisti di permesso di soggiorno, da impiegare soprattutto nei campi agricoli e nella raccolta dell’ortofrutta. 

La misura riguarderebbe circa 500mila persone, di cui 200mila badanti e colf e 300mila lavoatori dell'agricoltura. Le stime parlano di 2,6 miliardi di euro all'anno nelle casse dello stato. 

“Soddisfacente” è così che si è espresso il capo politico Vito Crimi. Che garantisce: il provvedimento eviterà la sospensione o l’estensione per i reati di favoreggiamento dell’immigrazione, ma anche lo sfruttamento e il capolarato. il permesso avrà la durata di sei mesi, come inizialmente richiesto dal partito fondato da Matteo Renzi, e riguarda anche colf e badanti. 

migranti irregolari, i datori di lavoro pagheranno un forfait

Un ruolo chiave, come detto, lo avranno i datori di lavoro. Che avranno l’opportunità di presentare istanza per chiudere un contratto di lavoro subordinato con cittadini stranieri presenti su territorio nazionale. Sostanzialmente si tratta di un’autodenuncia da parte del datore di lavoro, che di fatto deve dichiarare la sussistenza di un rapporto irregolare e tuttora in corso, con cittadini italiani o cittadini stranieri.

Come detto, l’istanza sarà da presentare previo pagamento di un contributo forfettario -è quello che si legge all’interno della bozza- per un valore pari a 400 euro per ciascun lavoratore, a copertura, dice il testo, degli oneri connessi all’espletamento della procedura di emersione.

Non solo. E’ previsto infatti anche il pagamento di un altro contributo forfettario, il cui ammontare dev'essere ancora stabilito, per le somme dovute sempre dal datore di lavoro a titolo retributivo, contributivo e fiscale. 

Regolarizzazione migranti e reddito di cittadinanza: c'è conflitto?

Attenzione anche al “conflitto” che andrà a crearsi con il reddito di cittadinanza: chi lo percepisce potrà stipulare con i datori di lavoro, sempre del settore agricolo, contratti a termine della durata massima di 30 giorni, rinnovabili per altri 30 giorni senza subire la perdita o la riduzione dei benefici previsti, per un massimo di 2mila euro per l’anno in corso.

Teresa Bellanova ha però voluto precisato che "pretendere l'immediato utilizzo di queste persone è quantomeno fuori luogo. Il lavoro agricolo è anche un impiego che prevede e richiede specializzazione, competenze e professionalità.

Migranti, cosa succede per chi ha il permesso di lavoro scaduto

L'altro aspetto della regolarizzazione dei migranti riguarda la possibilità di chiedere, senza un datore di lavoro che li accompagni, un permesso di soggiorno temporaneo. Durerà sei mesi, durata prevista già nell'idea iniziale messa sul tavolo da Italia Viva. Nel caso del lavoratore straniero irregolare, egli dovrà esibire un rapporto di lavoro passato in agricoltura mentre nulla viene riportato per quanto riguarda colf e badanti, compresi in questo provvedimento: evidentemente sarà per loro sufficiente, almneo fino a nuova direttiva, presentare il permesso di lavoro scaduto e un docmento che dimostri di aver lavorato in modo regolare nell'assistenza della persone e lavoro domenstico.

Migranti, le date da considerare per il permesso di soggiorno

Prima dell'8 marzo dell'anno in corso i cittadini stranieri e migranti coinvolti dovranno essere stati sottoposti ad acquisizione di impronte digitali e foto. Inoltre non devono aver lasciato il territorio nazionale prima dell'8 marzo stesso.

Un'altra data importante è quella del 31 ottobre 2019: chi ha il permesso di soggiorno scaduto a partire da quel giorno potrà richiedere un permesso temporaneo valido solo nel territorio nazionale, della durata di sei mesi. Anche per loro la data di riferimento è quella dell’8 marzo 2020 Inoltre, dovranno aver svolto attività di lavoro” antecedentemente al 31 ottobre 2019.

Migranti: quali sono i procedimenti penali sospesi contro il datore di lavoro

 

Con l'entrata in vigore del decreto, ogni procedimento penale e amministrativo nei confronti del datore di lavoro e del lavoratore verrà sospeso, a patto che i due soggetti abbiano presentato la dichiarazione di emersione. Non sono sospesi, al contrario, i procedimenti penali nei confronti dei datori di lavoro per “favoreggiamento dell’immigrazione clandestina verso e dall’Italia, o per reati diretti al reclutamento di persone da destinare alla prostituzione o allo sfruttamento della prostituzione o di minori da impiegare in attività illecite. Nessuno scudo per il caporalato dunque, e sanzioni raddoppiate nel caso di utilizzazione lavorativa irregolare.