Non si sarebbe detto, ma a Wall Street l'S&P 500 ha fatto segnare il nuovo massimo storico in chiusura, superando di meno di un punto quella di venerdì scorso. La sorpresa è legata al  fatto che il progresso è stato marginale (+0.07%), e in generale il sentiment non era delle giornate migliori: i difensivi hanno outperformato i ciclici, i tassi e gli altri asset rifugio hanno performato bene, e così via.

Il newsflow sul trade, fino a pochi giorni fa indiscutibilmente costruttivo, ha preso a deteriorarsi. Ieri il  WSJ riportava  che ora vi sono divergenze anche sull'entità degli acquisti di derrate agricole. Sempre secondo la testata USA, la Cina sarebbe anche riluttante ad accettare eccessive limitazioni sul trasferimento di proprietà  intellettuali. In generale, i Cinesi non intendono firmare un accordo a senso unico, il che ci riporta alla questione della cancellazione di almeno parte dei dazi. Gli operatori attendevano anche comunicazioni riguardo l'investigazione 232 sulle auto europee e giapponesi, ma sebbene l'US trade Representative abbia inviato il report alla Casa Bianca, Trump non ha fiatato, ed apparentemente non esiste una deadline vera e propria per la decisione.

Stanotte, il newsflow dai toni opachi è continuato, in Asia. I dati macro cinesi di ottobre hanno deluso su tutta la linea, per quanto  la logica di calcolo dei dati anno su anno rispetto a quelli da inizio anno - i soli a deludere significativamente - non mi sia chiarissima (o sono totalmente errate le previsioni...).

Prendendo per buoni i numeri (come noto, io ci vado con i piedi di piombo) parte della debolezza può essere ascritta all'impatto delle festività  di Ottobre (Golden week, etc).  In effetti il PMI ufficiale aveva catturato il rallentamento, mentre quello Markit (in Cina sponsorizzato da Caixin) era uscito in ulteriore recupero.