I numeri macro in arrivo dalla Cina hanno spaventato non poco. Subito, infatti, è scattato l’allarme su un possibile hard landing di Pechino e, di conseguenza, dell’intera economia globale.

L'allarme di Moody's

Una paura che ha spinto qualcuno a parlare di un Pil che per il gigante asiatico potrà essere inferiore al 6% già dai prossimi anni. A questo si aggiunge oggi l’allarme di Moody's Investors Service secondo cui la crescita rallentata della Cina starebbe spingendo Pechino a lanciare nuove politiche "non testate". Stando infatti a quanto dichiarato da Christian Fang, i primi effetti della guerra commerciale in corso con Washington sarebbero alla base della recente decisione delle autorità cinesi di concedere maggiori tagli fiscali alle piccole imprese. Lo scopo finale sarebbe quello di creare maggiori spese e consumi. I dati sulla produzione industriale e sull’export hanno iniziato recentemente a dare segni di debolezza dopo anni di crescita vertiginosa e fortemente squilibrata.

I provvedimenti del governo

Per questo motivo da tempo il governo centrale aveva dato vita ad una serie di riforme per impedire alla nazione di dipendere in maniera eccessiva dall’export come era finora avvenuto. I provvedimenti messi in campo erano tutti orientati ad arginare la leva finanziaria, il crescente fenomeno del sistema bancario ombra e un dilagante rischio negli investimenti. Il problema è che la guerra dei dazi con gli Usa ha accentuato le fragilità già presenti all’interno del sistema produttivo cinese. Secondo Fang, inoltre, non si è ancora in grado di considerare le conseguenze dei corposi tagli fiscali decisi recentemente dal governo cinese. Nello specifico quali impatti si avranno su imprese e consumatori e le reazioni ai tagli sulle tasse. In altri termini ci si trova di fronte a misure mai testate prima.