I mercati hanno già dimenticato lo spettacolo di wrestling messo in scena per una settimana da Trump ed Iran. Peccato che sia costato un po’ di milioni di $ di danni e soprattutto più di 200 morti, di cui una decina (il generale iraniano Soleimani e la sua scorta) pianificati da Trump, e tutti gli altri tra la popolazione civile a causa di due “effetti collaterali” indesiderati: circa 50 schiacciati dalla calca della folla ai funerali del generale e 176 nell’aereo civile ucraino, che (ormai è emerso) è stato abbattuto per sbaglio da un missile iraniano mentre decollava da Teheran.

Che cosa sono 236 morti in cambio dei benefici elettorali e politici che la fiction della “quasi guerra” ha portato alle due parti in causa? Trump ha provocato l’incidente, ha raccontato, senza mostrare lo straccio di una prova, di aver sventato chissà quali attentati che il generale ucciso stava preparando contro l’America (ricordate Bush, che invase l’Iraq per cercare le armi chimiche di Saddam Hussein che non esistevano?). In questo modo ha mostrato i muscoli e galvanizzato i guerrafondai piuttosto numerosi tra i suoi elettori. Inoltre ha consumato  un po’ di missili che saranno ricomprati a spese del contribuente USA e per la gioia dell’industria degli armamenti. Ha oscurato per una settimana la vicenda dell’impeachment e soprattutto ha incassato sondaggi che hanno mostrato, come al solito, la maggioranza degli americani favorevole al Presidente quando bombarda in trasferta. E per finire ha pure recitato la parte del pacifista, rinunciando a rispondere alla finta reazione degli iraniani e prendendoli in giro con l’invito a tornare a trattare con lui un accordo di denuclearizzazione.