Spending review, austerità, adeguamento alle strategie di tagli adottate dal Paese. Tutte belle parole. E niente più. Verba volant, alla fine, ma nel caso dell’Italia spesso costano, parecchio. Per la precisione 1 milione e 262 mila euro di risparmi che se ne vanno. Il nuovo governo, in vista delle politiche di austerità che erano state annunciate un po’ da tutti, decise a suo tempo di adeguarsi e tagliare spese, indennizzi e bonus di varia natura, compresi quelli sugli stipendi. Un esempio da dare al paese e che è stato presto dimenticato. 

Privilegi annunciati e poi ritrattati

All’inizio fu una forbiciata sugli stipendi, ora in forse (ovviamente la sforbiciata, non certo gli stipendi) adesso si tratta di reintrodurre le indennità di funzione per volontà del Comitato per gli affari del personale (Cap),la stessa che circa due anni e mezzo fa propose la misura successivamente contrastata dai dipendenti. Un Natale ricco (ancora di più) per chi tra questi aveva gli stipendi più alti, infatti i tagli più cospicui erano avvenuti sui salari più pingui, tagli che adesso, usciti dalla porta, vengono cancellati e rientrano perciò dalla finestra. 

Insomma, guardando i numeri si tratta di un totale di 3 milioni 404 mila euro di spesa per il 2015 invece dei già pronosticati 2 milioni 143 mila.

Guardando invece all’altra questione aperta e cioè ai tagli agli stipendi dei dipendenti della Camera, questi erano stati decisi oltre un anno fa dall’Ufficio di presidenza di Montecitorio in nome del principio di autodichia di Camera e Senato ovvero l’autonomia giuridica dei rami del Parlamento.