Avete del denaro e volete investirlo. Ma avete paura. Non preoccupatevi, è una reazione logica. Abbiamo cercato di capire perché, e se ci siano delle soluzioni in questi recenti articoli. Adesso vogliamo fare un passo in più e, concettualmente, capire perché sia sbagliato tenersi i soldi in tasca, perché sia sbagliato risparmiare per il gusto di farlo, e perché tenere i soldi sul conto corrente, cioè in liquidità, equivalga sostanzialmente a perderli.

Molte persone, infatti, pensano che tenere i risparmi (fermi) sul conto corrente sia la scelta più giusta. Ovviamente sbagliano, e tra poco vedremo perché. Ma perché pensano questo? In prima istanza, c'è poca, pochissima cultura ed educazione finanziaria in Italia. Siamo ultimi in questa classifica, alla stregua di Grecia, Romania e Bulgaria che, purtroppo per loro (e per noi), non sono esempi edificanti in tal senso.

In secondo luogo, tenere i risparmi a portata di mano ci dà la falsa illusione di poter toccare, di poter stringere ciò che abbiamo guadagnato con il nostro lavoro. E se questa sensazione in alcuni casi (i risparmi sotto il materasso) può anche essere vera, comporta comunque un rischio molto grande. Un rischio addirittura duplice, dato dall'erosione che l'inflazione fa dei risparmi inattivi e, di conseguenza, la perdita di potere d'acquisto che quel denaro immobile deve affrontare.

Troppi soldi sui conti correnti

Questa è una situazione che noi italiani conosciamo bene. Sui conti correnti ci sono tanti, troppi soldi. Soldi che, per inciso, fanno molta gola, anche allo Stato, come dimostra la questione sulla patrimoniale di cui si sta discutendo animatamente in questi giorni. Ma di quanti soldi si tratta? Il denaro immobilizzato sui conti correnti degli italiani, che non spendono perché hanno paura del futuro, e non investono per lo stesso motivo, e per bassa cultura finanziaria (come detto prima), è ormai superiore ai 1.700 miliardi. 

Nel solo mese di ottobre altri 32 miliardi di euro hanno trovato posto sui conti correnti degli italiani. Finora siamo ad un +9,5% per l'anno in corso. E quei 1.700 miliardi di cui sopra hanno ormai superato la cifra complessiva del PIL. Quindi è ufficiale: gli italiani, come popolo, sono più ricchi dello stesso Stato? In realtà non è così, perché lo Stato genera ricchezza attraverso tutto ciò che viene fatto e prodotto sul suo territorio, mentre gli italiani non generano niente, si limitano ad accumulare.

E come è stato detto più volte, quest'enorme massa di liquidità immobilizzata sui conti correnti non è un bene. Non lo è perché vuol dire una sola cosa, cioè che i consumi languono, vanno a rilento. Di conseguenza, l'economia ne soffre, perché il denaro non circola. E denaro che non circola significa che viene mangiato dall'inflazione. Volete una riprova?

L'obiettivo di inflazione della BCE, dichiarato da tempo, è il 2% (anche di più, stanti recenti dichiarazioni). Orbene, se 10.000 euro vengono lasciati su un conto corrente per 5 anni, un'inflazione al 2% li ridurrà a 9.039 euro. In 10 verranno ridotti a 8.171 euro (-18%) ed in 20 anni saranno ridotti addirittura a 6.676 euro appena (-33%). Senza fare niente. Senza fare proprio niente, solo tenendoli inutilizzati in banca. O sotto il materasso a casa. E con l'inflazione che c'è stata realmente nell'ultimo ventennio, quei 10.000 euro sono oggi solo 7.182.

Cosa sarebbe più opportuno fare?

Un altro dato chiarifica ancora meglio la situazione. Fatto 100 un qualsivoglia capitale all'inizio del 1900, a causa dell'inflazione esso oggi verrebbe molto meno di 1. Perché l'inflazione in Italia, negli ultimi 120 anni è stata, in media, dell'8,2% annua. Per dare un'idea della cosa, negli States è stata appena del 2,9%, nel Regno Unito del 3,9% e dai nostri "cugini" svizzeri, appena oltre frontiera, solo del 2,7%.

Quindi, cosa sarebbe più opportuno fare? Lo dicono tutti a gran voce da tempo, e lo ha ricordato di recente anche il governatore di BankItalia Visco: “i depositi vanno smobilizzati grazie agli investimenti”. Cosa vuol dire tutto ciò, che bisogna investire tutto in azioni e/o obbligazioni? Assolutamente no! Però bisogna rendere produttiva quella massa enorme di denaro che è stata delineata prima. E se lo si fa significa allocare più intelligentemente un volume enorme di risorse monetarie.

I nostri vicini europei più importanti, Francia e Spagna, infatti lo fanno, ed anche qui parla la logica inoppugnabile dei dati numerici. Secondo Euler-Hermes, la famosa società di assicurazione crediti commerciali in Italia, che fa parte del gruppo Allianz, negli ultimi 20 anni la variazione di ricchezza di un italiano è stata imputabile al risparmio per l'87%, mentre solo il 13% è derivato da investimenti. In Francia e in Spagna la situazione è stata ben diversa. Nella prima le attività finanziarie hanno contribuito per il 38%, nella seconda per ben il 53%.

Questo cosa significa? Semplice. Che un qualunque spagnolo ha rivalutato il proprio denaro, mentre né noi né i francesi ci siamo riusciti, ma loro sono comunque più avanti di noi di quasi il triplo.

Investire, minimizzando e remunerando il rischio

Quindi bisogna investire, come ricordavamo prima. Non tutto, ma quanto si possa certamente sì. Però investire è rischioso, vero? Certamente sì. Ma fate attenzione. Se avete seguito quanto abbiamo detto finora dovreste aver colto una cosa. Che lasciare i soldi inattivi sui conti correnti porta ad una perdita certa. Investire, invece, può sì far perdere soldi, ma il rischio dell'investimento viene remunerato, perché si può generare (e l'obiettivo del farlo è proprio questo) un surplus di valore.

Tra rischio e rendimento ci deve essere un equilibrio, e questo equilibrio è ricercabile ed ottenibile in due modi. Il primo è quello di investire in base alle proprie esigenze ed inclinazioni. Chi non vuole osare è inutile che cerchi ritorni mirabolanti sui mercati. E chi è disposto a farlo deve aspettarsi anche perdite sostanziose, in certi momenti. Il secondo è quello di avere pazienza. I dati sulle serie storiche dei mercati dal 1876 dicono che, superati i 20 anni, un investimento su un mercato liquido ed evoluto come quello dei Paesi occidentali, non ha possibilità statistiche di perdere.

I mercati, nel periodo medio-lungo, hanno sempre remunerato l'investitore. Hanno sempre pagato chi si è assunto del rischio con coscienza. Perché, dopotutto, lo scopo delle borse valori è quello di creare ricchezza, non di distruggerla. Ma per fare questo ci vuole tempo. E ci vogliono gli strumenti giusti.

Gli strumenti per investire proteggendosi dall'inflazione

E' proprio lei il nemico numero uno, colei che erode, come visto, il potere d'acquisto dei risparmi. Ma ci sono, chiaramente, dei metodi per proteggersi e degli strumenti per farlo. I bond indicizzati all'inflazione, per esempio, sono tra questi. Come dice il nome stesso, si tratta di titoli concepiti per aiutare gli investitori a proteggersi dall’inflazione. Sono sempre emesse da Stati sovrani. Gli interessi pagati e la somma versata come investimento sono sempre regolati in base all’andamento dei prezzi al consumo, il CPI

Ma ci sono anche altri strumenti che possono fare questo lavoro. Per esempio un fondo pensione. La ragione della bontà di questi strumenti è eminentemente pratica. Si tratta del denaro di intere categorie di lavoratori, che non può essere messo a rischio, pena rivolte sociali. E' quindi evidente che chi li gestisce lo farà, addirittura per statuto, nel modo più conservativo e meno rischioso possibile. Quindi, tenendo ben conto del potere erosivo dell'inflazione. E, di conseguenza, proteggendosi.

C'è poi una strategia che fa al caso di chi voglia investire cercando di proteggere il potere d'acquisto dei propri risparmi, ed è il PAC, o Piano d'Investimento del Capitale. Un PAC investe in periodi programmati, in genere una volta al mese, per tutta la durate dell'investimento. Nel farlo, media i prezzi e, di conseguenza, anche le situazioni dei mercati. Tra queste, anche l'inflazione, che viene misurata e resa nota mensilmente.

Investire proteggendosi con una strategia di asset allocation

Se il PAC è una strategia di investimento, non è certamente l'unica adatta alle esigenze di cui si è discusso finora. Un'altra, poco conosciuta dai profani dei mercati, ma molto utilizzata dagli addetti ai lavori, è quella di investire in titoli, siano essi azioni od obbligazioni, ad alto dividendo.

La strategia di investire in dividendi è forse la più antica sui mercati, ma non tutti pensano che possa proteggere dall'inflazione. Pensate infatti al fatto che essa fornisce un reddito ben definibile, di anno, in anno, a seguito di quanto le aziende dichiarano che forniranno come dividendo sulle proprie azioni. Ovviamente la cosa è ancora più valida per le obbligazioni High Yield, dove il tasso d'interesse è stabilito all'inizio dell'investimento obbligazionario.

E facciamo un esempio. Mettiamo che il reddito medio dell'investimento azionario sia il 5% l'anno, e che l'inflazione sia il 2%. Essa si mangerà quel valore del nostro rendimento, ma chi ha investito in quei titoli si porterà a casa comunque un 3% ed avrà protetto il conto capitale, cioè la somma, che avrà investito.