Rientrati dal ponte festivo anche gli americani, i mercati sono tornati ad operare a ranghi completi.

Chi si aspettava la continuazione della stringa dei segni positivi, a cui gli indici USA ci hanno abituato nelle ultime settimane, ieri è stato deluso. La colpa possiamo darla al fatto che il ritorno in USA di una quarantina di turisti infetti ha avvicinato un po’ i distratti operatori yankee alla dura realtà che subiscono i milioni di cinesi in quarantena, ed al warning di Apple, che ha comunicato ufficialmente l’impossibilità di raggiungere nel trimestre corrente l’obiettivo di ricavi previsto, a causa del fermo produttivo delle sue fabbriche cinesi e del calo della domanda cinese di telefonini per colpa del virus. E’ una classica “non notizia”, poiché il buon senso avrebbe dovuto scontarla già da tempo. Ma su mercati in preda all’ansia di non partecipare al rialzo e che hanno l’orizzonte dei rischi quasi totalmente sgombro, l’ufficializzazione  che l’impatto del virus non si limiterà al PIL cinese per un solo trimestre, ma contagerà anche le trimestrali delle società di Wall Street, ha costretto gli operatori a prendere in considerazione anche solo per un giorno che qualcosa potrebbe andare storto.

Come accade nei momenti correttivi sono stati più i mercati non americani ad accusare qualche perplessità. In Asia perdite di un punto percentuale (ma non in Cina, che ha tenuto), anche a causa della pessima congiuntura giapponese. In Europa cali vicini a quella cifra per larga parte della giornata, con l’indice tedesco Dax (-0,75%) appesantito dal calo oltre le attese dell’indice ZEW, che misura la visione degli operatori finanziari sul futuro. Negativo anche Eurostoxx50 (-0,43%), e positivo in Europa solo il nostro Ftse-Mib (+0,41%), trascinato dalla splendida forma del settore bancario, su cui si sono accesi i riflettori della giornata grazie alla OPS di Intesa su UBI, che ha fatto ripartire il risiko delle fusioni e consentito ad UBI di salire di oltre il 20%, ma ha premiato anche il cacciatore Intesa (+2,3%), nonostante l’aumento di capitale previsto. E, siccome ultimamente fantasticare è l’attività preferita dai mercati, sono schizzate in alto apparentemente senza motivo anche altre banche (Pop.Sondrio e B. Finnat di circa 10 punti, MPS, Banco BPM, Cred. Valtellinese e Credem di 4-5 punti percentuali). Unica e mesta in ritirata è risultata BPER, penalizzata dal doversi accollare 500 filiali di UBI che non interessano a Intesa.