A complicare ulteriormente le cose, ci sono i nuovi emendamenti approvati per il voto:

  • Wollaston: richiede un estensione per indire un secondo referendum. Nota che ne è stato rigettato uno che vietava un nuovo referendum, il che ha irritato gli euroscettici.
  • Benn: la seduta parlamentare di mercoledi 20 va dedicata a dibattere la possibilità di assegnare al Parlamento il potere di ricercare alternative tramite una serie di voti.
  • Labour: Estensione, ma per ricercare un altro tipo di accordo.
  • Bryant: Divieto, per il Governo, di mettere nuovamente al voto il piano della May.

A naso, ne il nuovo referendum, ne il Labour dovrebbero avere i voti. Il Benn dovrebbe passare e quindi dare al Parlamento il potere, in caso di una nuova bocciatura del piano May. Il Bryant eliminerebbe di scena il deal della May. In teoria non dovrebbe avere i voti, ma visto che il deal è stato già bocciato 2 volte, potrebbe anche passare.

Personalmente, continuo a puntare al rinvio lungo. Ma la situazione resta complicata. E' però un fatto che le probabilità di una "no deal Brexit" sono ormai minime. Solo un incidente o la volontà del Governo di disattendere la mozione presentata ieri potrebbero causarla.

Naturalmente, la Sterlina si è impennata ieri, superando 1.33 vs $, per poi consolidare un po' oggi, rincorrendo il caotico newsflow (dimissioni della May in cambio di un approvazione del suo accordo?).

Il sentiment spumeggiante a Wall Street si è un po' attenuato, nella parte finale della seduta di ieri sera, a causa di nuove dichiarazioni caute da parte di Trump sulla possibilità di un accordo con la Cina. Il Presidente ha detto che non c'è fretta di chiudere l'accordo e che l'incontro con Xi potrebbe impilcare ulteriori negoziazioni sui punti finali. C'è sempre la possibilità che lui abbandoni il meeting in caso di assenza di accordo.