Le avvisaglie di nervosismo dei mercati che ho evidenziato nel commento di venerdì scorso, si sono intensificate nel corso dell’ultima seduta della scorsa settimana, man mano che emergevano notizie della crescita dei contagi nei tre focolai di infezione fuori dalla Cina fino a quel momento noti (Korea, Giappone ed Iran) e veniva alla luce un nuovo focolaio nel nostro paese. La chiusura dei mercati occidentali ha confermato l’inversione del sentiment degli operatori ed il  notevole aumento della percezione del rischio, a causa delle conseguenze che provocherà sull’economia globale il diffondersi nel mondo di un contagio che fino a pochi giorni fa si riteneva confinato in Cina e quasi sotto controllo.

Giustamente noi italiani siamo molto colpiti da quel che succede da noi, poiché il passaggio dai 3 casi di venerdì mattina ai 152 (nel momento in cui scrivo) suscita molto allarme, anche se giustamente gli scienziati ci ricordano che il virus è molto contagioso ma scarsamente letale, specialmente nei paesi come il nostro in cui il sistema sanitario è a livelli superiori alla media del resto del mondo. Ma a preoccupare di più le autorità OMS, che si occupano della salute pubblica nel mondo, oltre la Cina, sono la Corea, per la rapidità e l’estensione della diffusione, e l’Iran per il livello scarso delle misure di prevenzione in atto. Poi, ovviamente, preoccupa anche quel che non si sa, dato che è assai poco verosimile che il virus stia risparmiando del tutto l’Africa.

I mercati, cinicamente, si preoccupano non per le conseguenze sanitarie, ma per quelle economiche, cioè gli effetti sulla crescita. 

Ed è evidente che man mano che le misure di forte prevenzione bloccano paesi anche importanti nell’economia globale, come il nostro e la Corea, l’impatto recessivo sull’economia globale sarà significativo.