Potremmo definirlo un “lockdowm all’italiana”, ovvero qualcosa che lockdown proprio non è. Infatti, l’intesa tra Stato e Regioni ha portato all’approvazione del nuovo DPCM che il premier Conte ha illustrato domenica 25 ottobre. Dapprima prevista per sabato sera, la conferenza stampa del Presidente del Consiglio è slittata per favorire un confronto efficace con le Regioni. Tuttavia, a nulla è servita la discussione con gli enti locali, dato che poco o nulla è stato modificato. 

La linea del Governo – da quanto si poteva leggere anche nelle prime bozze del DPCM – era quella di scongiurare ulteriori chiusure che potrebbero portare l’Italia nel baratro. L’economia, infatti, non potrebbe sopportare altre settimane – o peggio altri mesi – di lockdown. Per questo motivo, la misura “all’italiana” pensata dagli scienziati è stata quella di chiusura di bar, ristoranti e locali alle ore 18. Ciò NON significa – lo ricordiamo – che gli spostamenti per i cittadini saranno bloccati da tale ora.

A differenza delle norme a livello nazionale, comunque, molte Regioni (come la Lombardia, la Campania, il Lazio, il Piemonte, la Calabria, la Puglia, la Liguria) hanno già introdotto degli orari di coprifuoco per limitare la libertà di circolazione dei cittadini soprattutto nelle ore notturne. Ma parlando di “limitazioni delle libertà” era quasi inevitabile generare malcontento tra la popolazione. Così sono scoppiati prima a Napoli e poi a Roma una serie di manifestazioni – purtroppo violente – che hanno invitato i cittadini a ribellarsi al potere dei Governatori.

Che cosa cambia, però, con il nuovo DPCM? Cosa sarà possibile fare e cosa risulterà vietato da lunedì 26 ottobre? Chiariamo le regole – che potrebbero ancora essere ristrette da Governatori e sindaci – che dovremmo rispettare per diverse settimane.

Nuovo DPCM: le nuove regole

Non sono bastate le ulteriori misure introdotte dal DPCM del 13 ottobre scorso: il divieto di assembramento, l’obbligo di utilizzo delle mascherine anche all’aperto e le limitazioni agli orari di apertura di ristoranti, bar e locali non hanno contribuito a fermare i contagi da Covid-19. Per questo motivo, il Governo – che si era detto “pronto a intervenire in qualsiasi momento con ulteriori misure restrittive” – ha elaborato, non senza un confronto scontro con le Regioni – un nuovo decreto che impone limitazioni ancora più severe ai cittadini.

Seppur con cautela, anche l’Italia cerca di correre ai ripari dopo una seconda ondata di contagi che sembra avere un aumento notevole negli ultimi giorni. Alla soglia dei 20.000 contagi al giorno, circa, è necessario introdurre limitazioni per evitare il rischio di collasso del sistema sanitario.

Quello che, però, è sempre stato escluso è il ritorno alla chiusura delle attività essenziali e della filiera produttiva nel suo complesso. Un nuovo lockdown sarebbe insostenibile per le imprese e le attività commerciali italiane: servono misure di altro rigore. Scienziati, tecnici e ministri, quindi, hanno tenuto una lunga riunione – a cui è seguita anche la discussione con le Regioni – per poi giungere alla delibera di un nuovo DPCM che entrerà in vigore da lunedì 26 ottobre 2020. Vediamo le nuove misure.

Bar e ristoranti devono chiudere alle ore 18

Quello che ironicamente all’inizio abbiamo chiamato “lockdown all’italiana”, altro non è che un orario di chiusura anticipato per le attività legate alla ristorazione come ristoranti, bar e locali. 

Infatti, anziché alla mezzanotte – come inizialmente previsto dal DPCM del 18 ottobre –, queste realtà dovranno abbassare le serrande entro le ore 18 e potranno aprire il giorno successivo a partire dalle ore 5. Ciò significa che le consumazioni al tavolo saranno limitate drasticamente a partire da tale ora, ma gli spostamenti per i cittadini potranno avere luogo anche oltre le 18.  Nei giorni festivi (comprese le domeniche), invece, le attività di ristorazione resteranno aperte – mentre nella bozza del decreto era prevista la chiusura nei giorni festivi – per scongiurare la possibilità di realizzare riunioni familiari in casa.

Resteranno attivi, infine, fino alla mezzanotte i servizi di asporto, mentre vige il divieto di consumazione di qualsiasi bevanda o cibarie nei luoghi pubblici o aperti al pubblico a partire dalle ore 18. Punto fermo per evitare il diffondersi dei contagi è l’evitare assolutamente ogni forma di possibile assembramento. Al tavolo potranno sedere al massimo 4 clienti, salvo si tratti di persone conviventi.

Coprifuoco alle ore 21 in alcune piazze

Un’altra misura cardine di quello che abbiamo definito “lockdown all’italiana” è il coprifuoco, già introdotto in diverse Regioni limitatamente alle fasce orarie notturne. La Lombardia è stata la prima Regione ad adottare questo provvedimento – a partire da giovedì 22 ottobre 2020 – prevedendo il divieto di uscita (non comprovata da motivi di salute, lavoro o estrema urgenza) per i cittadini dalle ore 23 alle ore 5 del mattino. Sono poi seguiti i provvedimenti del Governatore della Campania (coprifuoco dalle 23 alle 5 da venerdì 23 ottobre 2020) e di quello del Lazio (coprifuoco dalle 24 alle 5 fino al 23 novembre 2020).

A livello nazionale, comunque, con il nuovo DPCM viene fissato un orario di coprifuoco limitatamente alle piazze o alle vie ove si possono creare assembramenti pericolosi. Rimane salva la possibilità di transito o passaggio per i residenti o per quei cittadini che intendono raggiungere gli esercizi commerciali della suddetta area.

Spostamenti tra Comuni e Regioni limitati

Sempre in merito agli spostamenti e alle libertà del cittadino di svolgere la sua vita in società, il Governo ha raccomandato – attenzione non significa vietato – alla popolazione di limitare gli spostamenti allo stretto necessario. 

Seppur senza restrizioni, il cittadino potrà spostarsi nei Comuni e nelle Province, o al di fuori della propria Regione, avendo cura di limitare qualsiasi viaggio a motivi strettamente necessari. Sarà possibile spostarsi – ad esempio – per fare la spesa o per usufruire di servizi che nel proprio Comune sono sospesi, per visitare i congiunti, per motivi di lavoro o di salute.

Scuola, didattica a distanza al 75%

Nonostante i continui riguardi della Ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina in merito alla scuola, il Governo ha dovuto introdurre alcune novità soprattutto per l’istruzione superiore. Infatti, già alcune Regioni – in contrasto con la ministra Azzolina – avevano disposto la totale chiusura degli istituti (era il caso della Campania), o la riduzione della presenza negli istituti scolastici (è il caso del Lazio, della Lombardia o della Liguria).

Con il nuovo DPCM, invece, viene stabilito a livello nazionale l’introduzione della didattica a distanza almeno per il 75% delle lezioni nelle scuole superiori di secondo grado, mentre per tutti gli altri ordini e gradi di scuole (asilo, scuola materna, scuola elementare e scuola media) rimarrebbe la didattica in presenza. Scongiurata, infine, l’ipotesi di totale chiusura degli edifici scolastici.

Chiusura delle palestre e delle piscine

Come anticipato anche nella conferenza stampa del 18 ottobre scorso, il premier Conte aveva dato tempo una settimana alle palestre e alle piscine per adeguarsi ai nuovi regolamenti anti contagio. Valutando l’andamento epidemiologico del coronavirus in Italia, però, il Governo ha deciso di chiusure queste attività unitamente alla chiusura di “centri natatori, centri benessere, centri termali e stazioni sciistiche”. 

Rimangono vietati gli sport di contatto e l’attività dilettantistica, mentre ove sia possibile rispettare le norme igienico-sanitarie già pienamente discusse rimarrà possibile anche aprire al pubblico i centri sportivi. 

Rimangono altresì sospese le “attività di sale giochi, sale scommesse e sale bingo e casinò”. Sono sospesi anche “gli spettacoli aperti al pubblico in sale teatrali, sale da concerto, sale cinematografiche e in altri spazi anche all’aperto”. 

Cosa sta succedendo nel Vecchio Continente?

In tutta l’Europa i casi di coronavirus sono in pericoloso aumento e tutti i Paesi del Vecchio Continente sono alle prese con nuove misure per contenere la diffusione del virus. In particolare, c’è chi guarda all’Italia con paura e pensa alla chiusura delle frontiere per i cittadini italiani: è il caso della Svizzera. Il Paese ha già inserito nella “black list” numerose Regioni italiane dalle quali – per raggiungere il Paese – sarà necessario trascorrere una quarantena di 10 giorni oppure dimostrare la negatività a un test Covid non più vecchio di 48 ore.

Spagna, Francia e Germania sono invece alcuni dei Paesi europei maggiormente colpiti dal numero di contagi. In Spagna il premier Sanchez si prepara a introdurre un coprifuoco generalizzato a tutto il Paese, ad oggi previsto soltanto in alcune Regioni. La Francia, invece, ha registrato un nuovo record di casi positivi, ma il Paese ha gà introdotto numerose misure restrittive che purtroppo non stanno contribuente – dati alla mano – a frenare l’aumento dei nuovi positivi. Infine, la Germania – che ormai ha superato la soglia dei 10 mila decessi – si prepara a fronteggiare una seconda ondata: la premier tedesca Angela Merkel ha invitati i cittadini a restare in casa il più possibile e a limitare gli spostamenti allo stretto necessario. 

Anche il Belgio è uno dei Paesi maggiormente colpiti dalla seconda ondata di contagi: il rapporto tra nuovi casi positivi rispetto al totale della popolazione è tra i più alti in tutta l’Europa. Il Paese ha introdotto l’obbligo di utilizzo della mascherina anche all’aperto e ha disposto la chiusura di teatri, cinema e palazzetti dello sport. La Repubblica Ceca ha registrato un numero di positivi pari a 15 mila su un territorio di estensione pari a quello della Lombardia. Altri Paesi in cui si registrano picchi di contagio riguardano i Balcani: ad esempio la Croazia, la Bosnia e la Serbia.

La Polonia, infine, è entrata in un regime di semi-lockdown: sono stati chiusi i ristoranti, le scuole dall’ottava classe, sono stati disposti ulteriori divieti di incontro per gruppi di più di 5 persone ed è stato sconsigliato di uscire ai cittadini con più di 70 anni di età.