Con la seduta di oggi si chiuderà un mese di trading molto particolare, interessante e istruttivo. Dopo un gennaio assai volatile (nella sua seconda parte), il mese di febbraio – pur iniziato con auspici ribassisti da parte dei piccoli trader, in attesa di questa “ non pervenuta” correzione – sta riportando prezzi e grafici dei principali listini verso i massimi precedenti.

Questa risalita va interpretata sempre con la necessaria prudenza, per i seguenti motivi che in ordine sparso andiamo ad elencare:
1. la compressione/discesa della volatilità pare aver trovato un suo supporto: area 15.
2. la correlazione azionario/titoli di stato è momentaneamente sospesa, dato che il Bund sale con grande intensità. Molti operatori vedono il derivato tedesco in discesa di prezzi, per il futuro; ma a dispetto della difficoltà della Germania a piazzare tutti i quantitativi richiesti in sede d’asta, al momento il rally dell’obbligazionario pare non essere terminato.
3. Lo yen si sta rivalutando, e questo non è di norma un segnale risk on.
4. Altrettanto accade al franco svizzero.
5. Il recupero delle borse sta avvenendo a macchia di leopardo: c’è un differenziale di forza fra mercati europei e listini statunitensi.

Ecco un grafico dello spread fra Dax e Sp500. In termini di intensità di partecipazione al movimento di mercato, si vede chiaramente che sul listini europeo si sta creando un pattern di failure swing che non promette molte cose buone.

Queste considerazioni possono guidarci a una (pre)visione per il mese di marzo, che inizierà con: 1) indice Ism americano lunedì; 2) a seguire le decisioni Bce giovedì; 3) poi venerdì i dati Usa sul mercato del lavoro (che non dovrebbero a questo punto essere più influenzati dalla stagionalità).