Sembra proprio che l’Oms si sia resa conto che esiste un “problema Oms”. Un problema percepito soprattutto dall’esterno.

Troppi cambiamenti di passo. Troppi dietrofront. Troppi cambi di direzione. Insomma, l’Oms in questo periodo ha detto tutto e il contrario di tutto.

La gente sta iniziando ad accorgersene. I media a scriverlo. E così l’Oms si ritrova a dover rispondere alle accuse. Non sempre generando l’effetto desiderato. 

Oms, che confusione. E non solo sugli asintomatici 

Le mascherine: sono utili per davvero? All’inizo sembrava di no, poi è stato deciso di sì. I tamponi: quando e a chi vanno applicati? Solo ai casi sospetti. Anzi no, a tutti. E così via. Cambi di direzione, passi indietro su quanto detto e pubblicato che non hanno fatto altro che mettere in cattiva luce l’Oms, per la serie: in che mani siamo?

Sulla carta, questo va ricordato, l'Oms avrebbe dovuto prevenire l’emergenza sanitaria perché fa parte del suo mandato. 

Oms: raro che gli asintomatici trasmettano il virus. Poi un doppio dietrofront

L’ultimo caso che ha mandato in confusione l'Oms, Organizzazione Mondiale della Sanità, costringendola a smentirsi più volte nel giro di pochi mesi, riguarda il ruolo degli asintomatici nella trasmissione del virus. Inizialmente considerati poco incisivi, la posizione è stata “corretta” dalla rivista Science che sosteneva sostanzialmente il contrario, salvo poi fare marcia indietro e tornare sulla propria posizione iniziale, e cioè: “Le possibilità che un asintomatico possa trasmettere il virus sono molto basse” tesi sostenuta dal capo del team tecnico anti Covid-19 dell'Oms, Maria Van Kerkhove, durante un briefing dell’Agenzia Onu. Apriti cielo.

I virologi italiani: cura dimagrante per l'Oms 

Tra i primi a esprimersi Walter Ricciardi, che pure è membro del comitato esecutivo dell’Oms, dunque le critiche arrivano anche dall’interno: “Una risposta, quella della Van Kerkhove, inaugurata e sbagliata. La trasmissione di questo virus da parte dei sintomatici è proprio ciò che la contraddistingue da Mers e Sars”.

Poi c’è Andrea Crisanti, virologo, che si sbilancia su una “diagnosi”, suggerendo una cura dimagrante all’Oms, organizzazione dove troppi burocrati hanno un peso specifico più forte rispetto ai veri esperti. Dichiarazioni "tanto ardite quanto pericolose" ha infine aggiunto Nino Cartabellotta, presidente di Fondazione Gimbe. 

Ancora sotto pressione, l'Oms cambia idea sugli asintomatici per la terza volta

E così, compici anche diverse pressioni giunte dalla stampa estera, è arrivato l’ennesimo dietrofront dell'Oms, organo che sulla carta dovrebbe aire per la prevenzione dell’emergenza sanitaria, ma che di fatto appare in piena confusione:

“Quanto detto era riferito solo a un set di dati. Quello che si sa è che alcuni asintomatici possono trasmettere il virus, e ciò che dobbiamo chiarire è quanti sono gli asintomatici e quanti di questi trasmettono l’infezione" così è tornata sull'argomento Maria Van Kerkhove.

Tesi più o meno uguale a quella riportata da Ranieri Guerra, direttore aggiunto dell’Oms: “Il problema è che molti di quelli che consideriamo asintomatici in realtà sono paucisintomatici, gli asintomatici veri non sono molti”. Detto in parole povere, è come se ci fossero diversi tipi di asintomatici. Quelli buoni, e cioè che non infettano, e quelli cattivi, che invece sono in grado di infettare.

L'Oms si giustifica (di nuovo) anche sull'inizio della pandemia

Non solo asintomatici. L’Oms ha provato a dare un’ulteriore spiegazione anche sulle tempistiche con cui il coronavirus è stato ufficialmente considerato un "rischio pandemia”. Ricordiamo che a fine gennaio l’Oms aveva dichiarato che le possibilità di un contagio globale in tutto il mondo fosse “moderato”: 

"Lavoriamo tenendo conto di tutte le fonti di informazioni e tutte sono importanti, ma dobbiamo fare attenzione a non speculare troppo, facendo salti" mentali "prematuri".

E' quanto dichiarato da Michael Ryan, capo del programma per le emergenze sanitarie dell’ Oms. Lo ha fatto in una conferenza stampa che si è tenuta a Ginevra, rispondendo a una domanda dei giornalisti sullo studio Usa secondo il quale il coronavirus potrebbe essersi diffuso in Cina ben prima di quanto comunicato. Decisivo in questo senso il netto aumento del traffico rilevato da alcuni satelliti nei pressi dei parcheggi dell’ospedale di Wuhan, lo scorso mese di ottobre.

L'Oms sulla diffusione della pandemia: "Passiamo molto tempo a esaminare i dati"

Chiude Michael Ryan, dirigente Oms: 

"Saremo molto felici di seguire con il team che ha svolto questo lavoro e vedere come è stato condotto studio e quali sono le implicazioni. I nostri team trascorrono davvero tanto tempo ad esaminare tutte le informazioni scientifiche provenienti da tutto il mondo, e continueremo ad esaminare ogni fonte di informazione. Ma invitiamo a fermare le speculazioni basate su quanto emerso dallo studio".