Monitoraggio e prevenzione di emergenze sanitarie mondiali. E' questo il mandato dell’Oms. Riavvolgendo il nastro, tornando indietro fino a quando l'epidemia del coronavirus è iniziata, la sensazione però è che l'Organizzazione Mondiale della Sanità abbia giusto monitorato, e neanche troppo bene. Di prevenzione se n'è vista pochina, se si considera che a fine febbraio l’ipotesi epidemia mondiale, per l'Oms, era “moderata", che a marzo le mascherine erano valutate “superflue” e che i tamponi andavano effettuati "solamente sui casi sospetti".

Oms e coronavirus: buona prevenzione o fallimento?

Sia chiaro, questo non è un attacco all’Oms. Né sottintende completa incapacità o fallimento totale nella gestione del Covid-19: un virus che ha messo in ginocchio tutti i paesi del mondo, dall’Europa agli Stati Uniti fino al continente asiatico.

Tuttavia, la recente dichiarazione della dottoressa Maria Van Kerkhove (nella foto), capo del team tecnico anti-Covid-19 dell’Oms: "E' molto raro che una persona asintomatica possa trasmettere il coronavirus” rappresenta l’ultimo dei tanti dietrofront da parte dell’Oms durante l’intero periodo di pandemia, da fine febbraio a oggi.

E stiamo parlando della massima istituzione sanitaria mondiale, su cui l’intera popolazione del pianeta ripone tuttora le proprie speranze per un ritorno alla normalità e per un vaccino che venga introdotto sul mercato il prima possibile. 

Oms, quante direttive sbagliate ai paesi membri 

Quelli appena passati sono stati sicuramente tempi duri, e inediti, per tutti. Eppure non si può negare che sono stati commessi molti errori. Italia, Stati Uniti, Cina, Russia, Svezia, Gran Bretagna. Nessuno è esente da colpe, per una gestione del contagio che probabilmente avrebbe dovuto essere diversa.

Ma è altrettanto vero che le direttive di chi per prima avrebbe dovuto dare il buon esempio, l'Oms appunto, e le indicazioni su cui basare le proprie strategie sanitarie, non siano state esattamente lungimiranti.

L'ultimo dietrofront dell'Oms? Quello sugli asintomatici

Peraltro quando si commettono così tanti errori, ci si ritrova inevitabilmente a dover dare delle spiegazioni. Il problema in questo caso è che le spiegazioni fornite dall'Oms continuano a non convincere. In alcuni casi, al contrario, non fanno altro che peggiorare la situazione.

Perché invece di rimanere ferma sulla propria posizione, forte magari di ricerche, nuovi approfondimenti e risultati inediti rispetto a quanto era noto precedentemente su un virus nuovo un po' per tutti, l'Oms, come risposta alle critiche, si riposizione sulle idee precedenti.

Ne è un esempio proprio il caso degli asintomatici. Perché dopo la dichiarazione di Maria Van Kerkhove: "E' raro che un asintomatico possa trasmettere il virus" neanche due giorni dopo è arrivata una sorta di "correzione", sempre da parte dell'esperta dell'Oms: "Mi riferivo solo a un set ristretto di test. Ci sono asintomatici e asintomatici". Tradotto: diciamo tutto e il contrario di tutto. però abbiamo sempre ragione. 

L'Oms e la sua doppia inversione a U sugli asintomatici

Sugli asintomatici l’Oms aveva già effettuato un’inversione a U lo scorso mese di aprile, sempre per voce di Maria Van Kerkhove: “Vanno tracciati. Perché prima o poi arriveranno a sviluppare i sintomi” aveva detto il capo del team tecnico anti Covid19 dell’Oms, su forti pressioni della rivista Science, che a marzo aveva pubblicato uno studio secondo cui l’80% dei contagi dipendono dagli asintomatici.

Tuttavia, precedentemente, nel mese di febbraio, un report dell’Oms aveva spiegato che “i pazienti asintomatici sono rari e raramente trasmettono il morbo”.

Sostanzialmente l’Oms è tornata sui suoi passi (e quindi una doppia inversione a U, ma in base alle ultime dichiarazioni, a questo punto l'inversione è tripla), prendendo nuovamente le distanze dal report di Science. Un tema, quello degli asintomatici, a lungo al centro delle discussioni in Italia, e tra i più dibattuti in assoluto per cercare di capire origini e modi per sconfiggere il virus.

Oms, mascherine inutili. Anzi no. Dovranno usarle tutti

Un altro caso molto simile è quello relativo alle mascherine, sulle quali in realtà tutta la scienza stessa ha avuto qualche difficoltà di comunicazione, non solo l’Oms ma anche i singoli paesi e ovviamente i virologi che si sono sfidati all’ultimo fino all’ultimo talk. Tra febbraio e marzo infatti passava ancora il messaggio che lavarsi le mani con frequenza sarebbe stato molto più efficace di qualunque presidio medico chirurgico.

Tuttavia, le linee guida dell'Oms ai paesi sono state contraddittorie. Le mascherine sono passate da inutili ai fini della protezione, una raccomandazione sostenuta il 6 aprile scorso dal leader dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus: “Adatti solo per chi ha in cura una persona malata”, alla retromarcia di sette giorni dopo: “Portarle dovrà diventare una norma” firmata David Navarro, portavoce Oms. 

Tamponi solo su chi è a rischio. Poi la rettifica: Fate più test possibili

Critiche anche sulla gestione dei tamponi, un altro dei temi più delicati che riguardano anche l’Italia, e forse uno dei motivi per cui il virus si è diffuso, qui da noi, in maniera molto più estesa e capillare rispetto ad altri paesi.

“Da effettuare solo ai casi sospetti”, questo emergeva, in linea di massima, dalle prime linee guida dell’Oms sui tamponi.

Per poi cambiare completamente opinione, e gridare al mondo, tramite un tweet del direttore Ghebreyesus che invitava tutti gli stati membri a effettuare più test possibili, dopo critiche, anche piuttosto accese, da parte di alcuni virorologi rivolte all’Oms stesso per non aver spinto sin da subito a effettuare i tampioni agli asintomatici. 

L'Oms a gennaio: Covid epidemia mondiale? Rischio moderato

L'abbaglio più vistoso dell’Oms tuttavia resta il fatto di non aver riconosciuto in tempo il rischio pandemia del coronavirus, ufficializzata evidentemente troppo tardi, quando ormai in Cina era il caos e il governo a malapena riusciva a contenere le notizie che descrivevano un paese ormai in ginocchio, per usare uneufemismo.

Sia chiaro: solo l’Oms ha autorità per definire un'emergenza sanitaria "epidemia" o "pandemia".

Tuttavia la sensazione generale è che tutto sia stato annunciato, previsto e diagnosticato troppo in ritardo. Dai primi casi in Cina (oggi si parla addirittura di agosto) fino a quell’11 marzo, data in cui finalmente l'Oms ha ammesso che tutte le aree del pianeta fossero ormai irreversibilmente a rischio contagio, propri nei giorni in cui  gli esperti dell’Oms si sono recati direttamente in Cina e a Pechino per verificare la situazione.

Oms uguale "Organizzazione Cinese della Sanità"

Fino a quel momento, la minaccia era stata sempre “sgonfiata” da più valutazioni tendenti a sminuire il problema. A fine gennaio, l’Oms aveva ridotto il rischio epidemia da elevato a moderato per tutto il mondo. Un atteggiamento ritenuto addirittura "sospetto" da diversi politici internazionali. A partire dal presidente americano Donald Trump, che ha accusato l’Oms: “Succube della Cina”, fino al il vicepremier giapponese Taro Aso, che ha suggerito polemicamente di ribattezzarla: "Organizzazione Cinese della Sanità".

La bufala sui guanti. Nessun dietrofront dell'Oms 

Caso a parte merita la questione dei guanti, sul cui utilizzo, in rete, gira la notizia su un presunto “dietrofront”, da parte dell’Oms. Diverse le testate che utilizzano questo termine dopo la pubblicazione di un documento, da parte dell’Oms, secondo cui l’utilizzo dei guanti potrebbe essere dannoso a causa dell’autocontaminazione (toccando ad esempio un occhio, o la bocca con un dito) o della trasmissione ad altri quando si ha a che fare con le superfici contaminate. Il Messaggero, Il Mattino, Investire Oggi sono alcune delle testate online che hanno titolato “dietrofront dell’Oms sui guanti”.

In realtà, l’organizzazione ne ha sempre sconsigliato l’utilizzo già dal mese di marzo, come spiega anche il quotidiano online Open. Cosa è cambiato rispetto a due mesi fa? Fino a ieri l'Oms sconsigliava l'utilizzo frequente dei guanti. Adesso, lo sconsiglia e basta.

Ma chi allora ne ha incentivato l'utilizzo, al punto che fuori dai nostri negozi ci sono ancora insegne con su scritto: “Si entra solo con mascherina e guanti” ?