Ordinaria amministrazione ieri sera a Wall Street, con nuovi record per S&P 500 e Nasdaq. Il driver principale  continua ad essere la performance incredibile delle  (very) big cap del FANG index, che ieri ha messo a segno la settima seduta positiva di seguito, guadagnando il 2.3%. Nulla  mi leva dalla testa che parte dell'eccezionale forza del $ è dovuta  alla parte non-US dei flussi di investimento concentrati su queste aziende. D'altronde l'indice, composto da 10 titoli,  capitalizza 4.6 trilioni di $ (Apple,  Amazon e Alphabet da sole ammontano a 3.5 trilioni).

L'euforia sull'azionario ha continuato a cozzare un po' con la  performance di altri asset. L'oro ha fatto nuovi massimi, e il 30 anni USA è tornato a testare il  livello del  2%, rotto brevemente ad agosto scorso. In altre parole gli investitori continuano a cercare hedge e in generale beni rifugio. Certo, ieri da questo club è uscito bruscamente lo Yen, che ha vistosamente ceduto terreno contro Dollaro. Ieri ho legato il movimento principalmente al getto della spugna da parte di un po' di pessimisti. Ma, ripensandoci, il principale driver potrebbe essere endogeno: l' economia giapponese ha messo giù un trimestre pesante, a causa dell'aumento dell'IVA, e ora si trova alle prese col Coronavirus, che minaccia il paese sia per i forti legami con la Cina che per il rischio contagio. Forse non c'è da  stupirsi troppo che gli investitori mollino lo yen.

Stamattina in Asia il  sentiment è risultato un po' contrastato. I dati sui nuovi infetti in Cina hanno mostrato un bel miglioramento, con solo 341 casi. Ma hanno nuovamente modificato  i criteri di rilevazione, per cui questi numeri non hanno il  significato che avrebbero a criteri costanti. E nella provincia di Hubei i blocchi sono stati prorogati (CHINA'S HUBEI PROVINCE ASKS FIRMS NOT TO RESUME WORK BEFORE MARCH 11 DUE TO CORONAVIRUS).