L'Opec si avvicina e con lei le speranze di un taglio che, stando a tutte le fonti possibili parrebbe essere praticamente sicuro. Per questo motivo il petrolio ha registrato quotazioni in salita che per il Brent hanno finalmente superato i 54 dollari al barile e per il Wti sono andate oltre i 51.

Le prime decisioni

Venerdì scorso, infatti, il comitato dell'organizzazione dei paesi produttori di petrolio ha delineato a grandi linee la nuova strategia da adottare e che consisterebbe nel rafforzamento dell'accordo sul freno alla produzione mondiale già chiuso a novembre del 2016 e riguardante il taglio di oltre 1 milione e duecentomila barili a carico dei paesi interni al gruppo e 600mila di quelli esterni. I risultati arrivati all'Economic Commission Board, il comitato che si è riunito poco prima dell'evento ufficiale atteso per il 25 maggio e che vedrà protagonisti i ministri del petrolio non solo delle nazioni Opec ma anche di quelle non Opec, per quanto orientati verso una direzione precisa, non sembra abbiano portato un accordo sulla visione degli scenari futuri; un dettaglio non indifferente soprattutto se si pensa che l'entità dei tagli sul barile dovrebbe derivare dall'andamento del mercato nei prossimi mesi. Tradotto in altri termini: crescita della domanda internazionale, stima delle scorte di greggio Usa e, dato ancora più determinante, quello della produzione shale oil. Infatti è proprio il fracking, la nuova tecnica estrattiva focalizzata sulle sabbie bituminose, che ha rivoluzionato il settore del petrolio e ha creato un'esplosione inattesa della produzione Usa, una svolta epocale che, alla fine, è alla base della guerra dei tagli e della strategia che l'Opec avrebbe intenzione di prolungare, convinta di poter avere risultati solo sul lungo periodo. Sempre fatti salvi i dati del segmento shale e della produzione Usa. Proprio questi timori continuano a relegare gli entusiasmi degli investitori nella sfera della speculazione di breve termine.