E’ iniziata in modo piuttosto divergente la settimana dei mercati azionari, soprattutto se confrontiamo il comportamento degli indici USA e di quelli europei. 

Intendiamoci. Nulla di drammatico. L’azionario globale è ancora insistentemente all’interno di un trend rialzista contrassegnato da scarsissima volatilità, ed il vigore con cui salgono gli indici USA impedisce agli altri di scendere. In tali condizioni per riempire qualche riga di commento senza essere ripetitivo bisogna sforzarsi di andare a cercare i peli nell’uovo della forza relativa. Chi non è interessato a tale analisi di dettaglio, oppure oggi ha poco tempo per leggere, può tranquillamente fermarsi qui.

Per chi invece è più curioso, cominciamo a fotografare l’andamento dei mercati sulle due sponde dell’Atlantico, al fine di constatare il possibile emergere di una divergenza di “sentiment”.

L’indice Eurostoxx50, che rappresenta l’azionario dell’Eurozona, ha effettuato ieri la seconda seduta correttiva consecutiva, dopo quella di venerdì ed ha terminato a quota 3.779 punti (-0,26%), che è all’incirca il valore che aveva raggiunto il 16 dicembre dello scorso anno. Questo significa che da un mese l’indice europeo ha un andamento assolutamente laterale, senza più alcuna direzionalità evidente. Corollario di questa perdita di direzionalità è la formazione di una serie di 4 massimi discendenti da parte dell’indicatore RSI(14), il che rappresenta una divergenza ribassista, cioè un campanello d’allarme che spesso anticipa correzioni.