Se guardassimo solo la performance dei principali indici azionari mondiali verrebbe da chiedersi quale evento così piacevole sia capitato negli ultimi giorni da provocare l’eclatante rally che ci mostrano i grafici.

Quelli americani hanno ripreso la consuetudine di dicembre, che li vedeva ritoccare i massimi storici praticamente ad ogni seduta. Per la cronaca ieri SP500 è arrivato fino a 3.375 punti prima di arretrare un pochino, mentre il tecnologico Nasdaq100 ha toccato la cifra tonda di 9.600.

Anche gli indici europei si sono adeguati all’euforia americana ed hanno dimenticato presto i brutti dati dei giorni precedenti sulla produzione industriale e la contabilità ufficiale sul virus cinese, che ha portato ampiamente sopra quota 1.100 il numero dei morti, mentre i contagiati si avvicinano a grandi passi verso la cifra tonda di 50.000. Eurostoxx50 (+0,86%) ha superato l’ostacolo dei massimi annuali e si è portato fino a soli 4 punti dal massimo del decennio scorso di 3.836 del 13 aprile 2015. Il Dax tedesco(+0,99%) ha fatto di meglio, migliorando il suo massimo storico fino a 13.668 ed il nostro Ftse-Mib, nel suo piccolo, ha lasciato finalmente alle spalle quell’area compresa tra 24.500 e 24.600 che molte volte lo ha fermato negli ultimi 11 anni, ed ha toccato nuovamente quota 24.762, che aveva visto per l’ultima volta il 6 ottobre 2008, durante il forte calo che seguì il fallimento di Lehman Brothers. 

Senza dubbio il segnale rialzista dato dal nostro indice, se venisse confermato per il resto della settimana, sarebbe fortissimo, poiché sancirebbe l’uscita, molto in ritardo, dal purgatorio della crisi in cui il nostro mercato azionario si dibatte da oltre 12 anni, con la possibilità di estendere considerevolmente il suo recupero.