Anche questa mattina le quotazioni dell'oro sono in calo, scese in vista dei 1850 dollari l'oncia per poi rimbalzare leggermente in area 1860. Restano tuttavia lontani i massimi di agosto a 2075 dollari circa rispetto ai quali si è realizzato un ribasso, prendendo come riferimento i minimi odierni, del 10,8% circa. Per adesso il mese di settembre ha fatto registrare la performance mensile peggiore dal novembre del 2016. Per capire quali sono le ragioni di questo ribasso è necessario innanzitutto fare chiarezza su quelle del rialzo visto nella prima parte dell'anno, dai minimi di marzo a 1451 dollari ai citati massimi di agosto. 

Oro come bene rifugio

Da notare che la fase di crescita dell'oro è stata grossomodo coincidente con quella delle azioni. Di norma si tende a pensare, ed è corretto, all'oro come un "bene rifugio", quindi una alternativa ad asset più rischiosi, come ad esempio sono proprio le azioni. L'oro infatti è infruttifero, ovvero non ha un rendimento come hanno invece le azioni con i dividendi o i titoli di stato con la cedola, l'investitore che compra oro lo fa, oltre che per un sano principio di diversificazione del portafoglio, perchè teme che tutte le altre attività finanziarie possano perdere di valore a fronte di una situazione di incertezza generalizzata causata da fattori che possono anche essere gravi, come montanti tensioni geopolitiche o una pandemia, come quella che ha colpito il mondo nel 2020. 

Gli effetti del Covid su borse e oro

Dai minimi toccati dalle borse a marzo si è però disegnata una fase in cui gli investitori hanno comprato con la stessa determinazione tutti gli asset, tra cui anche l'oro (e anche le obbligazioni, altro strumento che di norma evidenzia una relazione inversa rispetto alle azioni). In parte questa anomalia è spiegabile con l'andamento dei tassi di interesse, sempre più bassi per contrastare i danni apportati all'economia globale dalla pandemia di Covid: il differenziale di costo per mantenere l'oro, infruttifero, ed altre attività finanziarie, si è ridotto a zero, anzi, dal momento che molti titoli obbligazionari hanno rendimenti negativi, l'oro si è dimostrato quasi un affare. Quando ad inizio settembre le borse hanno iniziato a scendere si è verificato lo stesso fenomeno già visto nella prima parte dell'anno, ovvero gli investitori hanno iniziato a vendere indistintamente tutte le componenti dei propri portafogli, anche l'oro. 

Oro e dollaro Usa

Sul metallo giallo pesa infatti anche un'altra forte correlazione inversa (oltre a quella, come già detto non più rispettata di recente tra oro e borsa), quella che riguarda l'andamento del dollaro Usa. L'oro è infatti quotato in dollari americani e tradizionalmente un aumento del valore del dollaro comporta un deprezzamento dell'oro e viceversa (questo è vero anche per altre materie prime quotate in dollari ma è ancora più evidente per l'oro). Quando ad inizio settembre il dollaro ha iniziato ad apprezzarsi visibilmente contro euro automaticamente l'oro ha avviato una fase di deprezzamento. Sull'andamento delle quotazioni dell'oro influisce poi anche l'andamento della domanda fisica del metallo, i cui maggiori compratori sono la Cina e l'India, per scopi industriali e di gioielleria, e anche questa componente, a causa dell'epidemia di Covid, ha subito dei contraccolpi. 

Dollaro Usa, trend rialzista in accelerazione

Attualmente tuttavia a condizionare maggiormente l'andamento del prezzo dell'oro sembra essere proprio il dollaro. E il fatto che le quotazioni del dollaro sembrino destinate ad apprezzarsi ancora è quindi un elemento che fa temere un opposto movimento da parte dell'oro. Sul grafico del cambio euro dollaro è infatti comparsa una delle classiche figure di inversione della tendenza dell'analisi tecnica, un "testa spalle" ribassista. 

Questa figura, formata da tre massimi successivi allineati su livelli simili ma con quello centrale leggermente più alto degli altri due, pone spesso fine con la sua comparsa alla tendenza precedente, in questo caso a quella grafica rialzista vista dai minimi di marzo (è da ricordare che quando il grafico dell'euro dollaro sale è il dollaro a deprezzarsi contro euro, viceversa quando il grafico scende come adesso è il dollaro che guadagna). 

Il "testa spalle" è stato completato il 22 settembre con la violazione della sua base posta a 1,1770 circa. Fino a che le quotazioni rimarranno al di sotto di quei livelli il dollaro avrà la possibilità di apprezzarsi ulteriormente, magari anche fino in area 1,10/1,11, e per l'oro sarà molto difficile tornare ad intraprendere una fase rialzista. 

Segnali negativi anche per il Dow Jones Industrial

Una analoga figura è comparsa anche sul grafico dell'indice Dow Jones Industrial, il paniere che contiene i 30 maggiori titoli azionari Usa, in questo caso il segnale ribassista, che è stato inviato il 23 settembre, verrebbe negato solo dal ritorno al di sopra di area 27150. Se la similitudine di comportamento tra oro e borsa continuerà come negli ultimi mesi anche questa prospettiva di ulteriore calo delle azioni non aiuterà certo il prezzo dell'oro a riprendersi. 

L’ultima speranza per l’oro

L'ultima speranza per una reazione da parte dell'oro è legata alla presenza della media mobile esponenziale a 100 giorni in area 1850 dollari, un supporto che i prezzi potrebbero anche dimostrare di voler rispettare e dal quale potrebbero partire tentativi di rimbalzo. Attenzione tuttavia che solo recuperi oltre area 1920 potrebbero dimostrarsi duraturi. Viceversa la violazione di area 1850 dollari sarebbe una resa incondizionata ai ribassisti e potrebbe aprire la via a movimenti anche al di sotto dei 1850 dollari.

(Alessandro Magagnoli)