Joe Foster, Portfolio Manager e Strategist di VanEck, spiegano che le tensioni commerciali sono diventate guerre commerciali e le guerre commerciali minacciano di diventare guerre valutarie. Il 26 agosto, con la reazione dei mercati allo scambio di minacce e ritorsioni tra Stati Uniti e Cina, l’oro è passato al nuovo massimo degli ultimi sei anni, toccando 1.555 dollari l’oncia. Sembra che la superpotenza affermata e quella emergente abbiano dato il via a una guerra economica per la conquista della supremazia globale. Le incertezze stanno causando un rallentamento degli scambi commerciali in una fase del ciclo in cui ciò potrebbe arrecare i maggiori danni all’economia globale. Allo stesso tempo, le banche centrali di tutto il mondo stanno riducendo i tassi, nel tentativo di compensare le forze recessive.

Come risultato, l’oro ha registrato un rialzo nei confronti di tutte le valute quale copertura contro l’incertezza economica e la svalutazione della moneta. Ha raggiunto livelli record in valuta locale in Australia, India, area euro, Giappone e molti altri paesi - spiega Joe Foster -. L’oro ha chiuso il mese a 1.520,30 dollari con un guadagno di 106,40 dollari (+7,5%). L’argento, chiudendo il mese a 18,38 dollari, con un guadagno di 2,12 dollari (+13%), ha registrato una performance fenomenale. Con l’apprezzamento dei metalli, anche i titoli auriferi sono in rialzo: il NYSE Arca Gold Miners Index è cresciuto dell’11,7%, mentre il MVIS Global Junior Gold Miners Index ha guadagnato l’8,4%.

L’aumento dei prezzi dell’oro non ha scoraggiato le banche centrali, che in luglio hanno continuato ad acquistare. Se dovessero mantenere i ritmi attuali, gli acquisti supererebbero i volumi del 2018, i secondi più alti della storia. Nel 2019, i principali acquirenti sono stati Russia, Polonia, Cina, Turchia e India. Le guerre commerciali e le sanzioni stanno fornendo ai paesi emergenti un ulteriore incentivo ad aggiungere oro alle proprie riserve valutarie.