1.790 dollari l’oncia, praticamente ad un soffio dal suo massimo storico, di cosa stiamo parlando? Beh, lo avete già capito tutti del prezzo dell’oro. Un prezzo davvero esorbitante.

Da sottolineare che il prezzo non è inficiato dalla debolezza del dollaro, tutt’altro, la moneta americana si cambia sotto l’1 e 13 nei confronti dell’euro, quindi è decisamente forte in questo periodo. Quindi? A cosa si deve questa continua ascesa?

Allora, intanto diciamo che il prezzo dell’oro sta salendo praticamente ininterrottamente dal novembre 2018 ossia da circa venti mesi, in questo periodo il prezzo dell’oro è passato da 1.200 a 1.790 dollari l’oncia.

Ho detto praticamente ininterrottamente perché anche il prezzo dell’oro, così come tutti i prodotti finanziari nel “terribile” mese di marzo ha subito uno storno, uno storno che tuttavia è durato soltanto dieci giorni e precisamente dal 9 al 19 marzo, quando da 1.700 è tornato a 1.450 dollari l’oncia … poi ha ripreso a salire.

Dobbiamo anche precisare che quasi sempre l’oro viene definito come bene rifugio, certo è capibile questa definizione, ma guardando l’andamento del suo prezzo non si può dire sia sempre così, è certo però che il suo prezzo è correlato anche a periodi diciamo “tormentati”, ovviamente dal punto di vista finanziario.

Ed allora, fatte tutte queste premesse, andiamo al nocciolo della questione.

Abbiamo detto che oggi il prezzo dell’oro si è avvicinato al suo massimo storico, ma quando è stato stabilito il massimo storico? L’oro è arrivato in area 1.850 dollari l’oncia con una punta a 1.900 fra la fine di agosto e l’inizio di settembre del … 2011.

Vi dice qualcosa quel periodo? Vi ricorda qualcosa?

Se vi dicessi spread? Se vi dicessi PIGS? Se vi dicessi crisi dei debiti sovrani all’interno dell’eurozona? 

Insomma fu quello il periodo nel quale l’eurozona fu ad un passo … dall’esplosione. Dovette passare quasi un anno, siamo per la precisione al 26 luglio 2012, quando una formula magica risolse tutto “Whatever it takes”, una formula magica pronunciata da uno stregone, tal Mario Draghi, Presidente soltanto da qualche mese della Banca Centrale Europea.

Ebbene a questo punto è necessario fare una breve lezione di economia. Abbiamo detto infatti che quella crisi del 2011 fu identificata come crisi del debito sovrano.

Molti di coloro che non hanno fatto studi di carattere economico, ma non solo loro purtroppo, perché anche taluni sedicenti economisti, spesso compiono l’errore di confondere il debito sovrano con il debito pubblico, il debito dello Stato.

Ovviamente sono due cose differenti. 

Innanzitutto premettiamo che per “Stato” non intendiamo solo le istituzioni pubbliche, ma anche tutti i cittadini residenti. Ebbene tutti possono contrarre debiti sia nei riguardi di altri residenti, sia nei confronti di residenti in altri Paesi. 

Il debito sovrano di uno Stato è quindi quella parte di debito pubblico che deriva da prestiti ottenuti dall’estero, a cui vanno aggiunti i debiti che i residenti di quello Stato hanno contratto all’estero.

Insomma in parole povere il debito sovrano è il debito estero contratto sia dal settore pubblico che da quello privato.

Ebbene sul debito sovrano la dottrina economica ha creato i maggiori disastri, ma naturalmente non ci addentriamo in questa discussione che divide ancora oggi gli economisti di tutto il mondo, ma sappiate che alcune teorie economiche totalmente folli sono servite per “schiavizzare” intere Nazioni.

In Europa effettivamente tre Stati avevano problemi di “debito sovrano”, da qui nasce l’acronimo PIG, erano infatti Portogallo, Irlanda e Grecia, ebbene sono messi in quest’ordine per formare la parola inglese PIG, ma nella realtà il problema serio ce l’ha la Grecia per la quale al problema del debito sovrano si aggiunge quello del debito pubblico.

L’Irlanda ha invece solo un serio problema di debito sovrano, ma non di debito pubblico, e così anche il Portogallo, ma sappiamo tutti che quando si scatena un incendio occorre circoscriverlo, altrimenti si estenderà anche ai vicini, ed infatti il tentennamento iniziale di Draghi fa sì che il termine PIG da singolare diventa plurale, si aggiunge infatti la Spagna altro Stato che gravato da un forte debito sovrano, ma non da un grande debito pubblico.

Ma non è finita perché con l’entrata nell’euro anche la nostra bilancia commerciale aveva cominciato a mostrare segni meno, segni meno che si erano poi intensificati con la crisi finanziaria del 2007/2008, il contagio quindi colpisce anche il nostro Paese, un Paese che non aveva un alto debito sovrano, ma un consistente debito pubblico.

Quello che è successo nel 2011 lo sappiamo tutti e non ci torniamo sopra, via Berlusconi, arriva Monti che massacra la nostra economia e non risolve alcun problema, come detto la crisi verrà risolta da Draghi quando pronuncia il “Whatever it takes”.

Ebbene quello fu l’annuncio, ed il mercato immediatamente diede credito al Presidente della BCE, ma poi volle anche i fatti, non bastavano gli annunci.

E Draghi fu così costretto ad agire concretamente, quindi dopo qualche balbettamento fu costretto ad entrare sul mercato, a piedi giunti, nacque così il Quantitative easing.

Ricordiamo brevemente la genesi. L’importo del Quantitative easing che sembrava imponente si rivelò invece largamente insufficiente, quindi la crisi era ben più grave di quanto si pensasse.

La Germania non si dimostrò entusiasta e ricorse alla propria Corte costituzionale che diede comunque parere favorevole, sia sull’importo che soprattutto sui requisiti di reciprocità.

Ma i soldi non bastano mai e quando, dopo una serie di proroghe, si conclude l’operazione di quantitative easing si scopre immediatamente che il paziente (l’Europa, o meglio gli Stati dell’eurozona), vanno immediatamente in crisi di astinenza, proprio come un tossico dipendente.  

Draghi, poco prima di lasciare l’eurotower è costretto quindi a lanciare una nuova operazione di Quantitative easing che rispetto alla precedente è di minor importo, ma ha una caratteristica davvero unica ed allarmante al contempo, non ha scadenza.

Ufficialmente dovrebbe finire quando i problemi di carattere finanziario dell’eurozona sarebbero stati completamente risolti … insomma nell’anno del mai.

Ma non è finita perché poi arriva il Covid-19 e la Lagarde, si trova costretta ad allargare e stavolta a dismisura i cordoni della Borsa.

I tedeschi tornano quindi dalla loro Corte Costituzionale, la quale il 5 maggio emette una sentenza storica. Dà infatti 3 mesi di tempo alla Bce per regolare le operazioni, in caso contrario intima alla propria Banca Centrale, la Bundesbank di non partecipare alle operazioni di Quantitative easing.

Insomma una bomba.

E torniamo quindi così al nostro oro. 

L’ultimatum della Corte Costituzionale tedesca scade il 5 agosto, alla fine dell’ultimatum può deflagrare l’euro?

Purtroppo no, perché oggi abbiamo una clamorosa sorpresa, sembra che il Bundestag, ossia il Parlamento tedesco “ritiene plausibile la presentazione della BCE sull’attuazione di una valutazione di proporzionalità e di conseguenza soddisfatti i requisiti della sentenza BVerfG (corte costituzionale) del 5 maggio 2020.”

Insomma di fatto i tedeschi dicono alla loro Corte Costituzionale, non stare a rompere che qui salta tutto, di fatto sembra, usiamo ancora questo termine, che vogliano disinnescare quella che poteva essere una vera bomba messa sotto il tavolo dell’euro.

Ed allora vedremo nei prossimi giorni se il prezzo dell’oro scenderà dai massimi raggiunti in questi giorni, di sicuro l’estate sarà bollente, e non solo per le temperature atmosferiche quasi africane.