Nel mio ultimo articolo pubblicato il 20 gennaio avevo tratteggiato uno scenario che dava risalto ai segnali contrastanti in via di formazione sui metalli preziosi, dove oro e argento stavano disegnando un solido bottom da cui cercavano di ripartire al rialzo, in netta divergenza rispetto al crollo continuo delle commodity industriali (rame in primis).

Avevo scritto che i metalli preziosi sono la categoria di asset da sempre associata con i “beni difensivi” a cui si rivolgono gli investitori quando temono (o conoscono in anticipo) l’avvio di una correzione dei mercati finanziari e sono solitamente anticipatori del trend delle materie prime. A proposito di oro, Reuters ha battuto venerdì scorso un’agenzia con i dati di produzione per il Q4 2013 di alcune miniere tra cui segnalo l’inglese Avocet Mining con miniere in West Africa, che ha dichiarato 25.730 once a un costo medio di produzione di 1209 USD/oncia, e la sudafricana Sibanye Gold, con 386.000 once a un costo di produzione medio di 1050 USD/oncia grazie anche alla svalutazione del rand sudafricano.

Questi dati possono dare un’idea della forchetta di costi tra produttori e quindi dei possibili ulteriori ribassi del prezzo dell’oro, con conseguente chiusura delle miniere meno efficienti. Chi mi legge regolarmente sa che a dicembre avevo anche lanciato più volte l’allerta sul prezzo del Caffè, il cui future dopo aver perso il 70% dal massimo del 2011 aveva interrotto il suo Bear Market formando un solidissimo bottom vicino al minimo del 2009 e stava recuperando terreno con rendimenti interessanti (+22% da inizio anno), come si vede nel grafico seguente.