Covid-19 azzerato? Si può. In Australia la situazione oggi è molto diversa da quello che si sta vivendo in questi giorni in Europa e negli Stati Uniti. L'Australia ha adottato un piano che ha funzionato: Melbourne, una delle città più importanti del Paese, ha vissuto un lockdown di 111 giorni ma per centrare il risultato di un Covid quasi a zero hanno inciso anche altri fattori. E l'Australia non è l'unico caso di paese che al momento sta vincendo la battaglia con la pandemia. Virtuoso è anche l'esempio dei vicini di casa della Nuova Zelanda che oggi può praticamente definirsi come paese Covid-free. In Asia ci sono altri casi virtuosi come ad esempio la Corea del Sud.

Covid-19 azzerato in Australia da un lungo lockdown

Il lockdown ha sicuramente rappresentato l'aspetto più importante della strategia ma hanno avuto anche grande peso la coesione e l'accordo sulla strategia da tenere da parte di tutte le forze politiche del paese.

Poi ci sono stati di certo la chiusura dei confini che anche per la peculiarità geografica del paese non è stato così difficile attuare e il rafforzamento del tracciamento delle persone positive per circoscrivere e tenere limitati i nuovi focolai. I numeri danno conto in maniera chiara di come l'Australia abbia gestito al meglio questa situazione.

Poco più di ventisettemila i casi totali da inizio dell'emergenza con poco più di 900 morti ma in questi giorni solo una ventina di persone in ospedale. Il picco nel paese si è raggiunto tra fine luglio e l'inizio del mese di agosto ma la curva poi è rapidamente scesa al punto che la vita è tornata alla normalità con gli stadi aperti per gli incontri di rugby, lo smart working sempre più abbandonato per tornare in ufficio.

Ora in Australia si è veramente vicini allo zero in tema di nuovi contagi. Lo stato del Victoria ha registrato zero nuovi casi di Covid-19 per molti giorni consecutivi.

Non basta ancora per dire che il virus nello stato è stato debellato ma sicuramente un duro colpo alla pandemia in quelle zone lo si è dato.

Covid-19 in Australia, una storia che fa riflettere Europa e Stati Uniti

Di certo questa storia che ha portato alla eliminazione quasi totale del virus nello stato "down under" deve fare riflettere Europa e Stati Uniti che invece vivono una nuova fase molto pesante. Centinaia di morti ogni giorno e un sovraffollamento degli ospedali.

Dopo un focolaio che era scoppiato nello stato del Victoria è stato deciso dalle autorità un rigido lockdown per tutti i 5 milioni di abitanti di Melbourne. Su Twitter il ministro della Salute australiano Greg Hunt si è detto soddisfatto e ha voluto ringraziare il sistema degli operatori sanitari e tutto il popolo australiano.

L'Australia può fornire consigli importanti agli altri paesi e il suo esempio è la dimostrazione che si può gestire al pandemia in uno stato non autoritario. Chiaro che diversi provvedimenti hanno reso possibile tutto questo. Su tutto c'è la chiusura dei confini che sono stati a dire il vero proprio sigillati. Il fatto di essere un'isola e di trovarsi molto lontana dal resto del mondo ha di certo semplificato la situazione a chi doveva prendere le decisioni. Ma non è mancata la capacità di circoscrivere con effetto immediato i focolai interni. Si sono chiusi anche i confini interni tra i vari stati australiani limitando viaggi e spostamenti solamente a imprescidibili necessità lavorative.

Covid-19 in Australia: l'unione tra le forze politiche

A queste situazioni ha di certo giovato il fatto che tutti i partiti politici australiani, sia di maggioranza che di opposizione, hanno parlato con un'unica voce. E hanno sensibilizzato i connazionali che la situazione era grave e avrebbe potuto diventarlo ancora di più senza prendere dei provvedimenti forti.

Questo messaggio, partito in maniera unanime dai leader australiani, ha fatto accettare la rinuncia ad alcune libertà individuali in una misura che non si era mai verificata nel continente australe. Il piano elaborato da un gabinetto di crisi nazionale con esponenti sia del governo che degli altri partiti ha  puntato sul distanziamento, sulla protezione degli anziani.

Si è investito sui ventilatori polmonari, sulle consultazioni on line con i medici onde evitare spostamenti e diffusione superiore del contagio. La strategia della soppressione aggressiva del contagio ha dato i suoi frutti. Tutto il mondo e anche l'Australia ovviamente guarda con grande interesse al mondo dei ricercatori e delle grandi aziende che sono al lavoro per arrivare ad un vaccino che possa bloccare il Covid-19 e neutralizzarlo. Facendo tornare il mondo ad una vita normale. Il premier australiano ha affermato che il paese è in prima linea per l'accesso ai vaccini nel caso si dimostri la loro efficacia.

Australia, Covid quasi battuto ma l'economia è in sofferenza

Fino a questo momento abbiamo parlato degli aspetti positivi e del fatto che per malattia e mortalità si parla di numeri bassissimi. Non è però tutto rose e fiori. Il costo che hanno pagato tante persone è stato molto alto. Ovviamente c'è chi, purtroppo, ha perso la vita. E poi, al di là delle proteste di alcune persone che hanno manifestato anche in maniera violenta in piazza, il dato di fatto è che il paese è finito in recessione. Il virus ha rallentato molto la sua corsa ma 111 giorni di lockdown hanno colpito  pesantemente l'economia australiana. Le severe restrizioni sono state sicuramente efficaci.

Se, da un lato la salute viene prima di tutto ed è doveroso tutelarla, dall'altro lato va detto che l'economia sta riportando conseguenze molto pesanti. Nelle città più importanti dello Stato Continente, ai cittadini è stato vietato di uscire, le saracinesche dei negozi sino rimaste tuttte chiuse, ogni tipo di vendita al dettaglio è stato fermato e gli spostamenti delle persone sono stati limitati e con controlli stringenti. Al di là poi dell'aspetto che molte persone non hanno pouto per mesi spostarsi dall'Australia e i tanti milioni di immigrati non hanno potuto raggiungere i propri cari nel loro paese d'origine.

Il governo australiano in quest'ottica ha pensato di mettere a disposizione dei cittadini che ne hanno la necessità delle sessioni di terapia psicologica per ogni anno solare. Chi ha avuto impatti gravi dalla malattia con danni persistenti ha anche diritto a sessioni extra. 

Nuova Zelanda e Isole Cook esempi di paesi pressochè Covid-19-free

I vicini di casa dell'Australia, ovvero i cittadini della Nuova Zelanda forse stanno ancora meglio. Nel paese si sono verificati meno di 30 morti per il virus. Una situazione tutto sommato sotto controllo. Merita un approfondimento particolare la situazione delle Isole Cook. Questo arcipelago, noto come meta di vacanze per tutelarsi ha deciso di isolarsi completamente dal resto del mondo.

E' uno dei pochissimi paesi, ad essere rimasto Covid-free, sono state chiuse le frontiere già dai primi sentori di quello che sarebbe avvenuto lo scorso inverno e da allora non sono mai più state riaperte. La popolazione dell'arcipelago si è isolata.

E, mentre nel resto del mondo si ragiona di mascherine e di distanziamento sociale, alle Isole Cook si sono pure disputate a ottobre le Olimpiadi delle Cook. Un evento quello dei giochi olimpici dell'isola che ha coinvolto oltre l'80% della popolazione tra gare di atletica, calcio, ginnastica, cricket e rugby che nello Stato è lo sport nazionale.

La Corea del Sud sembra ben avviata per uscire dall'emergenza

Ottime notizie arrivano anche da Seul. La Corea del Sud - che era già stata interessata da una epidemia nel 2015 - ha deciso immediatamente di giocare duro.

Si è puntato su un forte tracciamento della popolazione grazie ai cellulari di ultima generazione e alle carte di credito. La situazione messa a punto nella precedente recente epidemia ha fatto sì che per ragioni di necessità e di tutela della salute si è andati oltre al rispetto della privacy dei singoli cittadini.

Il risultato è stato che nelle grandi città come ad esempio la capitale Seul la situazione non è mai diventata particolarmente seria mentre in altre aree più di campagna la situazione non è mai arrivata a segnali di allarme.

Il bivio del Giappone tra fine tunnel e timore di una nuova ondata

Il Giappone è invece un caso molto particolare. Da settimane le cronache parlano di una situazione in via di forte miglioramento però si teme ancora nel paese del sol levante che le prossime settimane possano essere periocolose e possa tornare una nuova ondata. Il paese partiva da una situazione di grande vantaggio visto che l'uso quotidiano delle mascherine era una pratica comune già prima che uscisse la pandemia. Ora, occorrerà vedere che cosa potrà succedere con l'arrivo dell'inverno.