Chiamarlo crollo è poco, chiamarla tragedia, forse, rende l’idea. Atene riapre la sua Borsa chiusa sei settimane fa, ma è un vero e proprio sconvolgimento: -30% sui bancari, -23% sul listino nonostante il divieto di vendite allo scoperto.

I colpevoli

A pesare in maniera determinante sull’andamento dell’Athens Stock Echange sono le principali quattro banche della nazione (national Bank of Greece, Piraeus Bank, Alpha, Eurobank) che dovranno subire un profondo processo di ricapitalizzazione dall’esito incerto, almeno quanto le dinamiche stesse che dovranno portare nuova linfa agli istituti di credito. 25 miliardi da trovare dal fondo per le privatizzazioni oppure dall’Esm stesso (sempre che venga accettato dai delegati) , cosa che  non solo porterebbe all’applicazione del bail in e quindi alla distruzione della fiducia e dei capitali rimasti, capitali che tra l’altro sono riconducibili alle piccole e medie imprese, quindi al tessuto produttivo, ma che farebbe alzare ulteriormente il debito pubblico e la ritrosia del FMI.

I timori, infatti, crescono soprattutto dopo l’altolà del FMI che impone una svalutazione del debito altrimenti non parteciperà al progetto di aiuti, il che, a sua volta, scatenerà la Germania il cui parlamento non ha intenzione di stanziare capitali senza la presenza rassicurante di un’ancora di salvezza come l’organizzazione di Washington.

Lungo, molto lungo il cammino verso la normalità

Lungo, molto lungo il cammino verso la normalità per la Grecia e particolarmente irto di insidie e incognite.