L’inizio di una nuova settimana, sul fronte della battaglia al coronavirus, non ha portato molte novità. La ripresa dell’attività produttiva in Cina, secondo quanto è stato comunicato, è avvenuta molto lentamente ed a macchia di leopardo. La maggior parte delle industrie nelle 7 province cinesi più colpite dall’epidemia, che già avevano prolungato, a scopo precauzionale, le ferie dei dipendenti, hanno ulteriormente posticipato la riapertura almeno di un’altra settimana. La Cina continua lo sforzo per arginare il contagio, in attesa che il picco epidemico venga raggiunto. Gli scienziati parlano di fine mese o inizio marzo. Intanto l’isolamento del paese dal resto del mondo è pressoché totale. Verrà allentato solo quando si constaterà un significativo rallentamento delle nuove infezioni. Il numero dei contagiati al momento ha già ampiamente superato i 40.000 casi ufficiali, mentre i decessi stanno per raggiungere quota 1.000. 

Si aggrava perciò, oltre al bollettino di guerra, anche la stima provvisoria dei danni economici sul trimestre in corso, mentre ieri abbiamo avuto anche la constatazione degli effetti che la frenata produttiva avrà sull’inflazione cinese, che a gennaio si è impennata di quasi un punto percentuale, salendo dal 4,5% di dicembre al 5,4% di gennaio.

La banca centrale cinese ha comunque comunicato un’altra corposa iniezione di liquidità e questo ha tranquillizzato la borsa di Shanghai, che continua lentamente, ma costantemente, a recuperare il molto terreno perduto con il tonfo di lunedì 3 febbraio. Segnalo che dopo la terribile botta da -8% di quel giorno, si sono viste 5 sedute di rialzo consecutive e tutto lascia pensare che la chiusura odierna porterà il conteggio a 6. Mancano ormai meno di 2 punti percentuali di rialzo per chiudere il gap ribassista di quel giorno, mentre oltre 6 sono già stati recuperati.