Cassa integrazione in ritardo di un’era geologica per centinaia di migliaia di persone e intanto gli ex parlamentari si restituiscono i vitalizi. In Italia funziona così. Alla faccia di chi diceva che l’emergenza sanitaria ci avrebbe responsabilizzati e fatti diventare più buoni. Gli ex parlamentari si "responsabilizzano" attraverso il blocco al taglio ai vitalizi. I cittadini, più che buoni, fanno la figura degli scemi.

Perché in fondo se hanno premiato il Movimento Cinque Stelle nel corso di questi anni, fino a farlo diventare il primo partito d'Italia alle ultime elezioni, è anche e soprattutto perché avevano apprezzato la campagna elettorale basata proprio sul taglio di quel contributo mensile che da tempo immemore finisce nelle tasche degli ex parlamentari che hanno presenziato anche per un solo giorno di legislatura.

Gli ex parlamentari si riprendono il vitalizio. Ma quanto era stato tolto?

E allora che lo dicano. Lo dicano che ci prendono in giro. I commenti sui social network sono molto più violenti, ma la sostanza delle reazioni dei cittadini è questa. Una reazione piena di rabbia e delusione. Perché a bloccare il taglio dei vitalizi agli ex parlamentari ci ha pensato la Commissione contenziosa del Senato. Bloccato perché "incostituzionale". Che detto così fa già sorridere, quasi per l’imbarazzo. Perché sembra quasi che a essere incostituzionale sia il fatto che gli ex parlamentari, al momento il riferimento è agli ex senatori, abbiano un vitalizio ridotto.

Già. Ridotto. Mica cancellato del tutto: ridotto dell’8%, per un risparmio, da parte del Senato, di circa 2,2 milioni all'anno su un bilancio da 500 milioni annui. Risparmio mai realmente "incassato" e tramutato in risorse in attesa che si completasse l'iter dei ricorsi. Per l'annullamento di tale provvedimento, attivo da ottobre 2018, è bastata una votazione di cinque persone. Tre favorevoli, due contrari. Una commissione a cui si sono rivolti in tutto qualcosa come 700 ex parlamentari, più 1.000 ex deputati e le loro vedove. E oltre al danno la beffa. Perché quanto tagliato dovrà essere restituito. 

Vitalizio, ecco a chi gli ex parlamentari devono dire grazie

Segnatevi questi nomi, ne sentirete parlare a lungo su questo argomento se davvero i vitalizi torneranno a essere un tutt’uno con gli ex parlamentari. Giacomo Caliendo è il presidente della commissione contenziosa del Senato e ha votato no al taglio dei vitalizi agli ex parlamentari. Come lui, i professori Gianni Ballarani e Giuseppe Della Torre. Ci sono anche altri due nomi: coloro i quali hanno votato contro il taglio dei vitalizi agli ex parlamentari: Simone Pillon e Alessandra Riccardi, da poco passata alla Lega dopo aver iniziato con il Movimento Cinque Stelle. 

Vitalizio agli ex parlamentari, ecco perché non è ancora finita

Già che ci siete, segnatevi pure questi altri cinque nomi. Perché non è finita. Se il blocco ai tagli verrà rispedito al mittente, forse, gli italiani, potranno tornare a credere nella politica, ultimamente tornata distante anni luce quanto a fiducia. Sui vitalizi agli ex parlamentari ci sarà un secondo round, molti esponenti della politica stessa si sono espressi negativamente verso questo stop al taglio dei vitalizi degli ex parlamentari. E quando la palla toccherà ai giurati dell’organismo interno di appello: il Consiglio di Garanzia, che a differenza del “tribunalino” del Senato, è composto solo da senatori, vuol dire che il Segretario generale el Senato Elisabetta Serafin avrà presentato ricorso entro trenta giorni dalla deposizione delle motivazioni.  

Vitalizi agli ex parlamentari, a chi spetta l'ultima parola

Il Consiglio di Garanzia è presieduto da Luigi Vitali, pugliese, avvocato penalista di 65 anni alla quinta legislatura, eletto con Forza Italia, ora con Giovanni Toti governatore della Liguria e fondatore del partito: Cambiamo, nonché sottosegretario alla Giustizia nei governi Berlusconi. Con lui, Ugo Grassi, eletto con il Movimento 5 Stelle ma passato a dicembre 2019 con la Lega -e qui ci starebbe un altro “ma”: perché il M5S ha ottenuto consensi cavalcando anche i 49 milioni che per molti il Carroccio dovrebbe restituire. Infine, Pasquale Pepe, 45 anni, sindaco di Teve, provincia di Potenza, un passato ad Alleanza Nazionale e primo parlamentare della Lega eletto in Basilicata, Alberto Balboni, 61 anni, prima Movimento Sociale Italiano, poi Alleanza Nazionale, PdL e infine Fratelli d'Italia, ultima ma non per ordine di importanza ovviamente Valeria Valente, senatrice del Pd. 

Di Maio: anche gli ex parlamentari devono dare il buon esempio

Tornando agli ex parlamentari, molti editorialisti li definiscono "giudici di loro stessi", è come se in una partita a scacchi avessero fatto la classica mossa dell’arrocco al re per difendere ciò che hanno di più prezioso, soprattutto in tempi di crisi come quello che tutti gli italiani stanno attraversando. Un’entrata economica fissa in grado di sostenere e magari mantenere inalterato il proprio tenore di vita. “Date il buon esempio”  è il tentativo, seppur timido, del ministro degli Esteri Luigi di Maio.

Che, su Facebook, aggiunge:

“Alla luce di una crisi senza precedenti che sta segnando la nostra vita, i rappresentanti delle istituzioni devono dare il buon esempio. E tra questi anche gli ex parlamentari. Pure loro dovrebbero avere la sensibilità politica e l’attaccamento alla propria Nazione. Mentre invece hanno dimostrato di essere solamente attaccati ai soldi. Peccato, perché hanno ancora una volta hanno ferito un Paese che per anni ha sofferto per le negligenze della politica e oggi subisce gli effetti del coronavirus”. 

Chi è Maurizio Paniz, l'avvocato che rappresenta gli ex parlamentari che hanno fatto ricorso

Ma non c’è niente da fare. Almeno per il momento. Maurizio Paniz, avvocato difensore di molti ex parlamentari ed ex parlamentare a sua volta, attraverso una nota spiega come questa decisione della Commissione contenziosa del Senato sia irreversibile. O quasi. Con una critica nei confronti dell’annuncio del M5S di voler fare ricorso e portare la questione in ufficio di presidenza, ha spiegato che:

La facoltà di impugnare la sentenza di primo grado spetta solo al Segretario generale del Senato, che ha l’obbligo di valutare i profili giuridici del suo intervento: è indebito e non privo di rilevanza sotto il profilo dell’abuso d’ufficio, a tacere d’altro, il tentativo di esercitare pressioni attraverso il Consiglio di Presidenza del Senato, che ha già deliberato in modo giuridicamente improprio e che ha il dovere di rispettare le competenze altrui”.

Chi, fra gli ex parlamentari, ha fatto ricorso per riavere il vitalizio

Sempre secondo il ministro degli Esteri, nelle file di chi ha fatto ricorso c'è chi vorrebbe gli arretrati, chi magari pensa agli interessi. Ex parlamentari che hanno cambiato più volte casacca politica. Gente rimasta in Parlamento anche solo per pochi giorni e che adesso con "soli tremila euro al mese" fa fatica ad arrivare alla fine del mese stesso.

“Fare politica significa servire il proprio Paese, il proprio popolo. Nel corso degli anni invece c’è stato chi ha pensato solamente a guadagnare dalla politica“ ha concluso Di Maio.