Il decreto ristori ter è attivo. L'esecutivo ha stanziato 2 miliardi ulteriori per far fronte alle difficoltà economiche che continuano a toccare partite iva, imprenditori, autonomi, famiglie. E si sta già pensando ad un decreto ristrori quater, che però richiede l'autorizzazione da parte del Parlamento italiano ad uno scostamento di bilancio di 8 miliardi di euro. Le misure del decreto ter ampliano i codici ateco delle partita iva per l'accesso ai bonus a fondo perduto, e confermano le misure a sostegno delle famiglie come i congedi Covid 19 per i genitori ed il bonus baby-sitter.

Nuovi bonus a fondo perduto per Partite IVA

A sostegno delle attività a partita IVA che subiranno forti contraccolpi per il passaggio della regione in cui risiedono da arancione a rosso, sono stati stanziati 1,4 miliardi dei complessivi 2 miliardi degli aiuti anti-crisi. Le imprese che dunque dovranno poi confrontarsi con le misure collegate al colore delle zone in cui svolgono le attività, avranno in automatico accesso ai bonus a fondo perduto. Ricordiamolo.

Per gelaterie, pasticcerie, anche in forma ambulante, bar, esercizi simili e alberghi, operanti in zone rosse, il bonus a fondo perduto passa da 150% al 200% rispetto al bonus percepito con il Decreto Rilancio. Per le attività svolte all'interno di centri commerciali, che chiudono il pre-festivo e festivo, e non sono direttamenti interessati da misure specifiche, spetterà il 30% di bonus a fondo perduto corrispondente all'attività svolta in conseguenza del codice ateco di riferimento. Nuovi bonus sono riconosciuti anche ai grandi magazzini, negozi di tessuti ed abbigliamento, arredamento e biancheria per la casa, filati, tende, tappeti, carta da parati, negozi di elettrodomestici, di articoli da regalo e tabacchi, ed altri. Nel decreto-ter sono stati inclusi come novità le attività di vendita al dettaglio di calzature ed accessori. Per i negozi di scarpe dunque il bonus a fondo perduto è del 200% di quanto era stato erogato con il decreto Rilancio.

Bonus affitti partite IVA: nuovi beneficiari

Per ottobre, novembre e dicembre gli esercizi commerciali, che hanno visto sospesa l'attività con il DPCM del 24 ottobre e successivi, potranno beneficiare del bonus credito d'imposta pari al 60% del canone di locazione commerciale. Potrà beneficiare solo il proprietario dell'attività sospesa, con il vincolo della perdita di fatturato del 50% nel mese di godimento del bonus, rispetto allo stesso mese dell'anno precedente. Decade il limite del fatturato di 5 milioni di euro ed il vincolo della riduzione di fatturato non si applica alle partite IVA che hanno avviato l'attivitò nel 2019. Questo bonus, per le strutture ricettive (alberghi, B&B, affittacamere) è stato prorogato fino al 31 dicembre 2020, nella misura del 50%. Il credito così maturato potrà essere ceduto al locatore o al concedente che potrà dunque ridurre di pari importo i canoni di locazione. Il bonus affitti ora si estende a tutte quelle attività con Partita IVA che ricadendo nelle zone rosse, hanno visto sospendersi l'attività o che lo vedranno nel caso in cui la regione in cui l'attività di impresa è svolta, passi a zona rossa. Ad esempio potranno beneficiare, ex novo, del bonus affitti gli esercizi al dettaglio di scarpe ed accessori. Alla data del 22 novembre sono zone rosse, Calabria, Lombardia, Piemonte, Valle d’’Aosta, Toscana, Campania, Abruzzo e Friuli Venezia Giulia.

IMU cancellata anche nelle nuove zone rosse

La seconda rata dell'IMU, scadente il 16 dicembre, era stata cancellata con il primo decreto Ristori per le attività commerciali ricadenti nelle zone rosse. Con il decreto ristori bis e poi ter, la misura è stata estesa e rafforzata. La cancellazione del pagamento che doveva avvenire il 16 dicembre è estesa a tutti i codici ateco dell'allegato 2 dei vari decreti ristori. Nello specifico l'allegato 2 si amplia del codice ateco 47.72.10 che beneficia delle misure previste in relazione all'IMU. Le nuove zone rosse sono Campania, Abruzzo e Friuli Veneza Giulia.

Bonus baby sitter per le scuole secondarie

La dote complessiva per il bonus baby-sitter è aumentato e va a coprire le richieste per i lavoratori iscritti alla gestione separata, oltre che a permettere a chi rientra nei requisiti di poterlo richiedere nuovamente. Infatti il primo bonus baby-sitter era stato introdotto con il Decreto Rilancio. Poi è stato riconfermato nei decreti successivi ma variato nell'importo. Inizialmente era previsto un bonus tra 600 e 1.000 euro a seconda del tipo di lavoro. Poi è passatto a 1.200 euro e 2.000 euro per gli operatori sanitari. La richiesta può avvenire fino al 31 dicembre caricando il voucher sul Libretto famiglia. Per chi avesse già richiesto il bonus nelle misure di 600 e 1.000 euro, ora può chiedere l'integrazione per arrivare a 1.200 euro e 2.000 euro. Sia i genitori che quelli affidatari.

Bonus baby sitter: a chi spetta 

Quanto previsto all'art.14 del decreto Ristori bis è esteso anche con il decreto ristori ter, a favore di quelle aree in cui le classi delle scuole secondarie di primo grado hanno dovuto sospendere le lezioni (zone rosse) a partire dalla seconda media. Il bonus baby sitter è richiedibile dai genitori lavoratori che non svolgono la propria attività lavorativa in modalità agile. Il bonus è concesso però solo ai genitori iscritti alla Gestione separata INPS, iscritti alle gestioni speciali dell'assicurazione generale obbligatoria, e non iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie. Il bonus in questo caso è confermato a 1.000 euro da richiedere e far accreditare sul libretto di famiglia. Restano invariate i requisiti di accesso, come quello che esclude la possibilità di ottenere il bonus ai genitori che sono titolari di prestazioni di sostegno al reddito come la Naspi, CIG o CIGO oppure sia disoccupato o non lavoratore.

Quindi nelle regioni Calabria, Lombardia, Piemonte, Valle d’’Aosta, Toscana, Campania, Abruzzo e Friuli Venezia Giulia i genitori, come sopra definito, che hanno i figli che frequentano la classe seconda e terza media, hanno accesso al bonus baby sitter di 1.000 euro.

Il bonus è a copertura dei costi di servizi di baby sitting svolti dal 9 novembre al 3 dicembre 2020. 

Congedo parentale per Covid19

Per i lavoratori dipendenti del settore privato e del settore pubblico, ad eccezione degli operatori sanitari e del soccorso, non vi è la possibilità di usufruire del bonsu baby sitter, ma possono ancora chiedere il congedo parentale Covid19. La richiesta è ammessa solo per i genitori lavoratori che non possono attivare la modalità smart-working del lavoro. Il decreto legge 137/2020, meglio conosciuto come Decreto Ristori ha previsto l'estensione dello smart working e dell'astensione dal lavoro, nel caso in cui i figli sono in quarantena o devono rimanere a casa perché vi è l'obbligo della didattica a distanza, come per le scuole medie per le classi seconde e terze. Lo stabilisce l'art. 13 decreto legge n.149 del 9 novembre 2020.

In caso di astensione dal lavoro per restare a casa, nel decreto non è previsto il pagamento della retribuzione, ma si garantisce il posto di lavoro prevedendo il divieto del licenziamento. Il bonus riconosciuto è pari al 50% della retribuzione base e la copertura figurativa. L'età dei figli non deve superare i 14 anni e la condizione è che devono seguire la didattica a distanza. Questi vincoli non sono validi per i genitori con figli con disabilità in situazione di gravità (legge 104). 

Figli di età superiore a 14 anni: come fare?

Per i figli con età superiore a 14 anni, il genitore può astenersi dal lavoro senza corresponsione di retribuzione ma con divieto di licenziamento. La logica delle misure è quella di venire incontro per quanto possibile alle famiglie che, in questa fase di forte incremento dei contagi, si trovano a dover conciliare gli impegni lavorativi con la gestione dei figli. Per approfondimenti si rimanda all'articolo Quarantena scolastica: cambia il congedo parentale! 

Bonus per nuove partite IVA e bonus famiglie: la copertura

Le misure sopra richiamate hanno un valore di 1,2 miliardi che sono coperti con fondi che erano stati stanziati con i decreti Cura Italia ed Agosto, ma che non sono stati utilizzati. Altri 600 milioni sono coperti da un fondo speciale sulle spese correnti ed in conto capitale. Ulteriori 50 milioni dalla soppressione della norma del decreto bis che prevedeva la possibilita' di individuare ulteriori codici Ateco che potessero beneficiare dei contributi a fondo perduto. Infine 60 milioni arrivano dal Fondo per pagare i debiti della P.a. istituito con il decreto Rilancio. In questo modo il deficit rimane sotto il 10,8% ed anzi consente di avere ancora manovra di 6 miliardi che andranno ad essere utlizzati per il decreto ristori quater.