Non è una patrimoniale ma è come se lo fosse. Non si tratta di un’imposta sui patrimoni, ma sul reddito. Nel mirino i cittadini che superano gli 80.000 euro all’anno. Toccherebbe a loro, in tutto poco più di 800mila (su oltre 41 milioni di contribuenti, stando ai dati forniti dal ministero delle Finanze) pagare quella che di fatto può essere considerata una tassa di solidarietà, il cui gettito andrebbe alle famiglie che hanno subito maggiormente il boom della povertà a causa della pandemia del coronavirus. Un gettito annuale stimato all'incirca in 1,3 miliardi, per due anni: 2020 e 2021.

L’idea è del Partito Democratico, anzi: è già molto più di un’idea. La proposta infatti è pronta per essere presentata alla Camera dei Deputati come una delle modifiche al decreto Cura Italia, anticipata da Graziano Delrio e Fabio Melilli, rispettivamente capogruppo alla Camera e capogruppo alla Commissione Bilancio del Pd.

Patrimoniale, riecco lo Sceriffo di Nottingham?

C’è già chi grida a un nuovo sceriffo di Nottingham, l’antagonista di Robin Hood la cui pressione fiscale aveva ridotto sul lastrico i già poco abbienti abitanti della contea: le reazioni delle varie fazioni politiche, sia da alcuni esponenti della maggioranza (M5S e Italia Viva) sia dell’opposizione (Forza Italia) non si sono fatte attendere. D’altronde si tratta di una delle tasse più temute in Italia, solitamente riesumata ogni qualvolta il paese si trova in profonda crisi. L’Ici, poi diventata Imu, una volta applicata alla prima casa (oggi alle seconde) è la patrimoniale più conosciuta, introdotta nel 1992 dal governo Amato, tolta dal governo Berlusconi nel 2006 e poi reintrodotta dal governo Prodi. L’imposta forse “più odiata” dagli italiani invece è probabilmente quella introdotta 28 anni fa, sempre dal governo Amato: si trattò di un prelievo forzoso del sei per mille dai conti correnti di tutti gli italiani, tentativo disperato per evitare il crack finanziario della lira dopo il famoso mercoledì nero del 1992.

Patrimoniale Pd: lo spettro della tassa più odiata

Come detto, la proposta del Pd non è una patrimoniale vera e propria. Non colpisce il patrimonio dei cittadini, bensì il loro reddito. Tutti i contribuenti che hanno dichiarato 80.000 euro, questa è la proposta, si sottoporranno per il 2020 e per il 2021 a un contributo deducibile dal reddito complessivo che oscilla tra il 4% e l’8%, suddiviso per cinque fasce di reddito, fino a un milione di euro di imponibile Irpef:

sostanzialmente il prelievo andrebbe da un minimo di 110 euro a un massimo di 54mila euro l’anno. La proposta, secondo i calcoli del Pd, dovrebbe fruttare un totale di 1,3 miliardi di euro destinato, come anticipato, a quella parte di popolazione che sta soffrendo maggiormente la crisi economica causata dalla quarantena imposta dal governo per far fronte alla pandemia del coronavirus.

Compresi, segnalano nella loro nota Delrio e Melilli, i giovani lavoratori autonomi che in queste settimane hanno perso il 100% del proprio reddito. 

La patrimoniale Pd: la tassa nel dettaglio

Fino a 80.000 euro, il contribuente verserebbe 110 euro l’anno (lo ricordiamo, per due anni: 2020 e 2021). Da 90.000 a 100.000 euro l’imposta sale a 331 euro, che diventano 718 per chi dichiara tra i 100.000 e i 120.000 euro fino a 54.000 euro da versare allo Stato per i cittadini che dichiarano oltre un milione di euro (secondo il ministero delle Finanze sono appena 796). In base alle dichiarazioni sui redditi del 2018, i cittadini che superano gli 80.000 euro l’anno rappresentano l’1,95% dei contribuenti. Duecentomila dichiarano tra 80 e 90mila euro, 136mila tra i 90 e i 100mila mentre oltre i 300.000 ci sono poco più di 38mila contribuenti, pari allo 0,09%. 

La patrimoniale alternativa di Leu

Non c’è solamente la proposta del Pd. Sul tavolo sarebbe pronta anche un’alternativa firmata Liberi e Uniti, illustrata dal portavoce Nicola Fratoianni.

In buona sostanza, Leu ipotizza una patrimoniale vera e propria che andrebbe a colpire l’1,5% di chi detiene una ricchezza pari o superiore a 1 milione di euro. La stima di Liberi e Uniti, che si è già detta pronta ad aprire un tavolo, è una raccolta di circa 13 miliardi di euro.

Una platea sicuramente più ristretta, ma anche molto più ricca.

L'opposizione non ci sta. E anche una parte di maggioranza

La paura più diffusa, ma anche la critica che il più delle volte viene mossa contro la tassa patrimoniale è il rischio, concreto, che tale imposta vada a colpire non tanto i più ricchi del paese, ma il ceto medio alto che lavora, produce, risparmia e paga le tasse. Anna Maria Bernini di Forza Italia si è espressa proprio in questa direzione, accusando il Pd di aver escluso dall’imposta i "grandi possessori di ricchezza delocalizzata in conti esteri, o piccoli proprietari di immobili che, in questi mesi, non riscuotono gli affitti". Nella maggioranza anche M5S e Italia Viva sono contrari. In particolare, Vito Crimi dei pentastellati ha fatto notare come da una parte sia stata accantonata la proposta del taglio degli stipendi dei parlamentari, dall'altra siano stati successivamente chiesti ulteriori sacrifici agli italiani. Maria Stella Gelmini, capogruppo di Forza Italia alla Camera, osserva infine che se il calcolo venisse fatto sulla prossima dichiarazione dei redditi, quella del 2019, molti si ritroverebbero a dover pagare in un contesto lavorativo dove i guadagni, causa l'emergenza, sono minimi.

La tassa patrimoniale all’estero

Solo quattro paesi in Europa hanno una tassa patrimoniale. Si tratta di Francia, Svizzera, Spagna e Norvegia. Non esiste niente del genere negli Stati Uniti, dove però si pagano importanti imposte di successione e sul possesso di immobili.