Negli ultimi giorni il dibattito sull'introduzione della patrimoniale continua a rimanere acceso, almeno in Italia. In linea di principio sembrerebbe emergere, nel dibattito pubblico, la necessità di effettuare un prelievo forzoso sui conti correnti degli Italiani, per finanziare le ingenti spese che il Governo avrebbe sostenuto fino ad oggi. Se l'Europa non dovesse decidersi ad intervenire in tempi rapidi a sostenere l'economia del nostro paese, sarà necessario ricorrere ad un aumento del debito pubblico.

Solo per avere un'idea di quanto il Governo stia spendendo basti pensare che negli ultimi tre mesi abbiamo speso qualcosa come 82 miliardi di euro, pari ad almeno quattro manovre di bilancio in tempi normali. Spese, comunque, che avrebbero fatto venire non pochi mal di pancia a chi le avrebbe autorizzate, anche se in tempi molto più diluiti. La stessa Unione Europea avrebbe avuto non poco da ridire su spese così elevate, se fatte in tempi normali.

Spese, Pil e debito pubblico: tutto spinge alla patrimoniale?

Il debito publico italiano è cresciuto toccando il livello massimo del 150% del Pil. Il problema è che rischia di continuare a crescere e a mette a rischio la sua stessa sostenibilità. Le agenzie internazionali di rating continuano a bastonarci, nei giorni scorsi Moody's aveva confermato il proprio Baa3, ossia l'ultimo scalino prima di diventare spazzatura. Qualche osservatore inizia già a porre l'Italia sullo stesso gradino della Grecia, con una grande differenza rispetto a quas'ultimo: nel contesto europeo il nostro paese avrebbe un livello difficilmente paragonabile rispetto a quello della Grecia. La preoccupazione dell'Unione Europea sugli sviluppi futuri di quanto da accadendo nel Belpaese, a questo punto, è sicuramente comprensibile.

Angela Merkel, Cancelliera Federale tedesca, nei giorni scorsi avrebbe ipotizzato che l'Italia, per riuscire a far fronte a tutte le spse sostenute in questi ultimi tre mesi, ma soprattutto per continuare a sostenere la sanità e l'economia dovrebbe mettere in cantiere una patrimomiale. Una scelta che servirebbe a far rientrare l'Italia nei parametri di Maastricht. In altre parole sarebbe necessario un prelievo forzoso del 14% sui depositi bancari e postali degli Italiani: stiamo parlando di un scherzetto che porterebbe via ai risparmiatori qualcosa come 1 miliardo e 930 milioni di euro. Quello che maggiormente preoccupa è che il premier Giuseppe Conte non l'avrebbe esclusa. Dobbiamo comunque sottolineare, che a parte una secca e sincera moral suasion, la Germania non ha alcun potere di ingerenza nella politica interna ed economica dell'Italia.

Decidere di andare verso la patrimoniale deve essere una decisione del Governo Italiano, che dovrà redigere un progetto di legge da sottoporre al Parlamento e dovrà ricevere il voto favorevole delle due Camere. Un iter lungo e difficile, e non essendo al momento l'Italia sull'orlo del collasso è difficile pensare che avvenga tanto velocemente. Ma fino a quando riusciremo a salvarci? Lo vedremo solo con il tempo.

Patrimoniale: una paura targata recovery fund

Altri timori ed altre preocucpazioi legate alla patrimoniale le alza Matteo Salvini, che commentando il piano della Commissione Europea sul Recovery Fund, ha affermato: nessuna buona notizia concreta per l’Italia, per ora solo altre parole. Il progetto prevederebbe lo stanziamento di 500 miliardi a fondo perduto per i paesi più colpiti dall’impatto del coronavirus e altri 250 miliardi come prestiti agli Stati membri. All’Italia spetterebbero 172,7 miliardi di euro, di cui 81,807 miliardi versati come aiuti a fondo perduto e 90,938 miliardi come prestiti.

Come già annunciato - spiega Matteo Salvini - queste somme dovranno essere rimborsate con nuove tasse europee su consumi e produzione. Inoltre, essendo legate al meccanismo del semestre europeo, difficilmente saranno utilizzabili prima del 2021 e la loro disponibilità sarà subordinata a riforme strutturali. Appena passata l’emergenza, sulle macerie del Paese, ci aspettano nuovi attacchi alle pensioni e al welfare, oltre ad una tassa patrimoniale sui risparmi.

Anche se molto probabilmente la patrimoniale potrebbe non essere sui conti correnti. Molti esperti ritengono che ci sia già una patrimoniale preconfezionata dai tecnici del Mef, ma che venga accuratamente tenuta sotto chiave. La patrimoniale sarebbe sugli immobili. Molto probabilmente si aggirerebbe l'Imu, introducendo nuovamente un'imposta sulla prima casa, che ricordiamo era stata cancellata dal Governo Berlusconi. La patrimoniale andrebbe poi a colpire le rendite catastali ferme dal 1989, che valgono quasi un terzo del valore commerciale medio degli immobili. Agendo su queste due leve, si stima che il fisco possa incassare dai 20 ai 35 miliardi di euro in più all’anno.

Patrimoniale, tra smentite e preoccupazioni

Roberto Gualtieri, Ministro dell'Economia, ha ribadito molto seccamente che una patrimoniale  a causa del Covid 19 deve essere esclusa. Soprattutto in un momento come questo, molto critico per tutte le famiglie le imprese. L'Unione Europea, poi, per venirci incontro avrebbe svincolato gli stretti requisiti di bilancio imposti al nostro paese (ma anche agli altri membri dell'Ue). L’Italia senza dubbio ha un debito pubblico molto elevato e, in rapporto al Pil, è in secondo d’Europa dietro a quello della Grecia.

Noi siamo per la progressività delle imposte – ha precisato Gualtieri – quindi non faremo mai la patrimoniale.

Ennio Doris, presidente di Banca Mediolanum, ritiene che un'eventuale patrimoniale sarebbe una condanna economica per l'Iralia, perché toglierebbe immediatamente la fiducia. Gli investitori tenderebbero a scappare e gli investimenti non verrebbero fatti. Per risolvere il problema del debito sarebbe necessario guardare al modello americano, contrapponendolo a quello europeo.

Doris ha spiegato che negli Stati Uniti la Banca Centrale ha deciso di immettere liquidità sul mercato senza limitazioni, contemporaneamente il Governo ha messo in campo importanti provvedimenti: la soluzione al problema sembra risiedere nella stimolazione fiscale.

Abbiamo l’Europa che ci concede 15 miliardi in flessibilità, tutti stimoli fiscali in maniera da far ripartire l’economia. I paesi che crescono di più sono quelli che attuano questa politica.  Gli Usa nei confronti dell’Europa è mezzo secolo che crescono di più perché la loro pressione fiscale è più bassa, spiega Doris.